La tassa di soggiorno arriva anche a Napoli e potrebbe essere estesa a tutti gli oltre 6 mila Comuni Italiani. Necessità o virtù per gli Enti Locali?

In riferimento al comunicato stampa dello scorso 4 giugno, in Commissione consiliare, la giunta, guidata dal Sindaco Luigi de Magistris, ha approvato il bilancio di previsione 2012 del Comune di Napoli. Tra i punti illustrati dall’Assessore al bilancio, Riccardo Realfonzo, compare una voce nuova per il capoluogo partenopeo: l’introduzione della tassa di soggiorno.

L’imposta, a carico dei turisti, è proporzionata in base al livello degli hotel, 1 euro per notte in alberghi a due stelle, 2 euro per tre stelle, 3 euro per quattro stelle e 4 euro per gli hotel di lusso a cinque stelle. Al fine di tutelare il turismo dei giovani e delle famiglie saranno esenti dal pagamento viaggiatori e turisti che pernotteranno nei bed and breakfast o negli hotel ad una stella.

“La misura”, ha sottolineato l’Assessore Realfonzo, “È in linea con le altre grandi città italiane”, l’importo previsto ed indicato in bilancio, “Tenuto presente anche il breve periodo di applicazione dell’imposta, presumibilmente un semestre, è di circa 2 milioni di euro ed i turisti, in cambio del contributo, riceveranno una card che darà diritto a una serie di agevolazioni”.

Spiegando l’avvio di questa nuova tassa, che sta creando molte polemiche, Il Sindaco De Magistris, ha confermato che Napoli è una città internazionale e quindi non è assurdo chiedere ai turisti di sostenerla, i soldi ricavati saranno infatti investiti nel decoro urbano e nella promozione turistica, “Ed in un momento come questo, era impensabile non applicarla”.

Il momento è sicuramente molto critico per lo sviluppo economico, per tutto il Paese. I tagli dei trasferimenti monetari dallo Stato agli enti locali sono sempre più ingenti: solo per il 2012, all’amministrazione napoletana arriveranno oltre 250 milioni di euro in meno [fonte Sole 24 Ore] e tutto questo toglie ogni dubbio sul fatto che la tassa di soggiorno sia una grande risorsa per le casse locali. Ma gli albergatori disapprovano e da tempo hanno iniziato una campagna di dissenso.

Salvatore Naldi, noto imprenditore alberghiero, e la Federalberghi hanno proposto, provocatoriamente, “Di declassare le loro strutture a una stella”. Antonio Lettera, del consiglio direttivo di Confindustria Aica (Associazione italiana compagnie alberghiere), come riporta La Repubblica Napoli.it, ribadisce un concetto importante per gli addetti ai lavori, “Non ci opponiamo alla tassa, ma al modo di applicarla senza un confronto, senza una possibile mediazione.

Il Sindaco in campagna elettorale è venuto all’Unione industriali ed ha promesso: “Non metterò mai la tassa di soggiorno”. A marzo, in un incontro con Paolo Graziani e il presidente della nostra categoria, Mauro Pagliari, ci ha assicurato che avrebbe aspettato il 2013 e ora invece l’approva a giugno”. Ad oggi, la preoccupazione giunge anche al settore del turismo congressuale, attualmente l’occupazione ha una flessione negativa ed è una nota realtà che le grandi compagnie che organizzano congressi, meeting ed incentive, cambino destinazione anche per pochi euro di differenza.

Scorrendo le cifre generate nei Comuni dove la tassa di soggiorno è in vigore da tempo è indiscutibile quanto sia sempre più necessaria per gli enti locali italiani, ma seguendo l’andamento turistico, un impatto negativo sui flussi è stato riscontrato.

Il balzello, sta accadendo già in alcune realtà alberghiere italiane, e potrebbe verificarsi ovunque, rischia di trasformarsi in un costo, un altro della lunga catena che sta strozzando le imprese italiane. Molti albergatori hanno deciso di accollarsi detto costo mantenendo invariate le tariffe questo perché ad oggi, e chi si occupa di marketing e contratti lo sa bene, nelle trattative con i tour operator, anche un solo euro di differenza può determinare o meno lo sviluppo delle negoziazioni o il mantenimento di collaborazioni consolidate.

La tassa potrebbe essere estesa a tutti gli oltre seimila comuni italiani, forse l’Italia, confrontando il nostro Paese con altri, è anche in ritardo, a Parigi, ad esempio “la taxe de séjour” ha appena festeggiato i cento anni e per chi soggiorna in un hotel a tre stelle la spesa è di poche decine di centesimi. Ma il dubbio che sia arrivata al momento meno opportuno e che non possa certo favorire il turismo resta. All’estero l’utilizzo dei proventi nella maggioranza dei casi è dichiarato esplicitamente, in Italia questo non sta accadendo, per questo gli addetti ai lavori si chiedono se sia realmente una tassa di scopo o solo una manna per le casse comunali.

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