Turismo, “stato di grave recessione”. Non c’è più spazio per l’ottimismo, le speranze, ed il passaggio delle carte, il settore turistico chiede aiuto e deve essere ascoltato.

Roma, lo scorso 13 giugno, il Presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, ha riportato i seguenti dati: “Il pre-consuntivo alberghiero dei primi cinque mesi conferma lo stato di grave recessione nel quale è entrato il settore e da uno dei più noti comparatori on line, arriva l’indicazione che nei mesi estivi le tariffe alberghiere italiane subiranno un calo medio del 6%”.

Il primo segnale negativo è arrivato durante il week end di Pasqua ed ancora oggi la tendenza è rimasta la stessa e sembra non variare: la flessione delle presenze dei turisti italiani, pari al – 4,7%, (dato rilevato rispetto allo stesso periodo del 2011) conferma la preoccupante situazione di crisi del nostro Paese. Il rincaro dei costi e le nuove tasse, hanno generato molta incertezza nel futuro e sono causa del taglio di molti consumi incluso le spese per il turismo.

Il dato che colpisce, riportato da Federalberghi, è che tutto ciò sta accadendo in modo trasversale e per la prima volta senza distinzione di ceto sociale o livello di reddito. Nei primi cinque mesi dell’anno, seguendo il monitoraggio mensile effettuato dalla Confederazione, è stata registrata una variazione dello 0,1% di presenze tra italiani e stranieri. Il decremento del mercato interno ha avuto parziale compensazione grazie alla crescita di quello straniero che ha fatto registrare un aumento pari al +5,1% (dato rilevato rispetto allo stesso periodo del 2011). Il segno positivo è però circoscritto alle sole città d’arte, mentre le località marittime e montane, che si avviano verso il periodo di alta stagione sono, al momento, meno richieste.

Preoccupanti anche le stime sull’occupazione: – 2,6% e la diminuzione colpisce sia i contratti a tempo indeterminato che i restanti a tempo determinato.

Ad oggi, le previsioni per la stagione turistica non lasciano spazio all’ottimismo, “Dobbiamo peraltro evitare che il terremoto”, sottolinea il Presidente Bocca ricordando l’Emilia, “Dopo aver causato danni e sofferenze nelle località colpite dal movimento tellurico, determini ulteriori effetti negativi anche su attività economiche e località che non sono state interessate direttamente dal sisma”.

Federalberghi, a tal proposito, ha scritto una lettera di ringraziamento al Presidente del Consiglio, Mario Monti, per il tempestivo intervento da parte del Ministro degli Affari Regionali, il Turismo e lo Sport, Piero Gnudi e del Ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi nonchè ad ENIT, Agenzia Nazionale del Turismo, nell’attuare la politica di sostegno e rilancio a favore dell’Emilia-Romagna. “Nel varare le misure per la ripresa dei consumi” – la lettera prosegue anche con uno sguardo al presente – “È necessario pensare alle peculiari esigenze del settore, aiutando le imprese con incentivi fiscali sia sul fronte edilizio sia su quello occupazionale”.

Ma il nostro Premier ed il Dicastero del Turismo e dello Sport, in funzione della crisi che sta investendo l’Italia, andranno veramente oltre realizzando, in tempi brevi, tutto ciò di cui ha bisogno il nostro Paese? Di tavole rotonde animate da tecnici rappresentanti del Governo ne abbiamo viste molte. E’ definitivamente chiaro a tutti il valore ed il potenziale del settore turistico, ma tutt’ora, a cominciare dal Documento economico e finanziario del Governo, non c’è una linea precisa, ed i passi non sembrano così difficili da compiere: basterebbe snellire la burocrazia e tenere anche in considerazione, cosa che tutti auspicano, la voce degli esperti di settore.

La stessa Commissione Turismo, riunita in sede straordinaria l’11 e 12 giugno all’Aquila, ha approvato e proposto un pacchetto costruito all’unanimità dalle Regioni e le Province Autonome. Se l’imperativo, confermato anche dal nostro Esecutivo, è favorire lo sviluppo economico e la crescita del Paese, perché non valutare alcune opportunità immediatamente realizzabili ed a costo zero?

Il “pacchetto organico” propone: defiscalizzazione degli investimenti relativi alle ristrutturazioni delle imprese ricettive; affidamento della attività di concessione dei visti turistici ad Enit al fine di garantire il finanziamento delle attività di promozione del brand Italia; soppressione della imposta di soggiorno e, in caso di diniego, applicazione su base nazionale trasformandola contestualmente in tassa di scopo; creazione di un Fondo destinato alle piccole e medie imprese turistiche; rafforzamento della competitività del sistema delle imprese a partire dall’adeguamento dell’aliquota Iva in relazione ai competitor europei.

Se il turismo è il volano dell’economia ed il nostro futuro passa anche dai flussi di viaggiatori, parlare soltanto di come offrire servizi e creare infrastrutture, che dovrebbero essere una realtà ormai sviluppata da decenni, è oltremodo anacronistico.

La speranza è che il Governo “del fare” non sia più un miraggio e che “fare” non rimanga sinonimo di una scelta a senso unico, ovvero colpire i contribuenti con iva, tasse e accise.

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