Progetto Ido-Miur: minori plusdotati, su 704 bambini individuati in 40 scuole il 50% è ad Alto Potenziale

 

Convegno di presentazione a Roma del lavoro di formazione dell’Istituto di Ortofonologia (IdO)

plusdotatoRoma, 19 ottobre – Oggi gli insegnanti sono più sensibili nel riconoscere un bambino potenzialmente plusdotato. E’ il risultato del lavoro di formazione che l’Istituto di Ortofonologia (IdO) svolge dal 2014, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione (Miur), nelle scuole del Centro Sud Italia. “Gli insegnanti di circa 40 scuole hanno individuato in un primo momento 1.000 studenti, dalle scuole materne alle medie, a cui hanno somministrato, con il nostro supporto formativo, la scheda osservativa per la plusdotazione – spiega Laura Sartori –. Successivamente, l’équipe dell’IdO, laddove è stato ritenuto opportuno, ha proseguito con un approfondimento sul livello del Quoziente Intellettivo (QI) attraverso le scale Wisc (Wechsler Intelligence Scale for Children) per gli studenti delle elementari e delle medie, e Wppsi (Wechsler Preschool and Primary Scale of Intelligence) per i bambini delle materne”. Tutto viene svolto con l’autorizzazione e la piena informazione dei genitori. “È emerso che su 704 bambini individuati nel primo periodo dai docenti delle scuole elementari e medie, il 50% (353 minori) è risultato ad Alto Potenziale (AP)”.

Sartori tratterà gli ‘Aspetti clinici per l’integrazione dei bambini ad alto potenziale intellettivo nella scuola’ al XVII Convegno Nazionale dell’IdO, a Roma dal 21 al 23 ottobre, perché l’IdO, come centro di terapia, ha avviato una ricerca su un campione clinico di 35 bambini AP dai 4 ai 13 anni, con un QI superiore a 130. “Sono in terapia per sintomatologie diverse, ma la difficoltà comune del campione clinico afferisce alla sfera emozionale, risultando spesso immaturi nei profili affettivi. In sostanza- chiarisce la psicologa- emerge quasi sempre una disomogeneità tra il livello cognitivo e quello emotivo perché ad elevate prestazioni cognitive non corrispondono sempre eguali livelli di sviluppo emotivo intra e interpersonale”. Un’immaturità confermata dall’esame del loro quoziente emotivo, svolto sempre dall’IdO, “che si ripercuote sul loro comportamento, sulla gestione del disagio che sperimentano e sulle relazioni con gli altri”. Il lavoro dell’équipe IdO è quindi quello di “aiutare il ragazzino gifte d a prendere maggiore consapevolezza delle sue caratteristiche e del perché si sente a disagio. Le sue difficoltà possono essere gestite facendo leva sulle ottime capacità cognitive, ma è fondamentale attivare la collaborazione dei contesti familiare e scolastico”.

Alla base di tutto deve esserci il riconoscimento, altrimenti “il rischio è che i bambini gifted disinvestano sugli apprendimenti qualora ritengano inutile quello che fanno o lo percepiscano come poco stimolante. In molti casi vengono addirittura classificati come dislessici o Adhd. Purtroppo l’insegnante non riesce sempre ad interpretare la loro apparente mancanza di concentrazione, di competenza e la loro scarsa voglia di lavorare”. L’IdO ha preparato un protocollo per la realizzazione di un piano didattico personalizzato (PDP) specifico per l’AP, che include delle aree di solito assenti per gli altri tipi di Bes (Bisogni educativi speciali): l’ampliamento e approfondimento di programma, le strategie di didattica inclusiva e di potenziamento, l’adozione di strumenti digitali più complicati sono solo alcuni esempi. Proponiamo anche progetti a classi aperte, oppure la formazione di piccoli gruppi che vedono lavorare insieme ragazzini gifted con altri studenti coetanei brillanti.

Ogni PDP deve essere ovviamente gestito caso per caso, in base alle risorse del ragazzo e alle possibilità della scuola”. L’obiettivo dell’IdO è garantire al soggetto plusdotato “il diritto ad essere individuato e ad avere un PDP volto a potenziare le sue capacità e a compensare le sue difficoltà, rendendolo di supporto al gruppo classe”.
Per raggiungere questi scopi l’Istituto svolge parallelamente attività destinate al corpo docente, per informarlo su chi è un bambino ad Alto Potenziale, sulla didattica inclusiva e su tutte le strategie specifiche per l’AP. L’insegnante viene stimolato a prendere in considerazione diversi aspetti, perché “il plusdotato può anche nascondersi dietro le difficoltà comportamentali, i disturbi specifici di apprendimento, i disturbi oppositivo provocatori, i deficit di attenzione e l’iperattività”.

Sebbene la letteratura scientifica abbia evidenziato che la maggior parte delle difficoltà comportamentali si rilevano nei soggetti maschi AP, in quanto le femmine tendono maggiormente a compensare, va sottolineato “che non tutti gli AP hanno problemi comportamentali. Molti plusdotati sono equilibrati, hanno trovato una loro via e canalizzano le loro capacità in modo adeguato. In questi casi non si sviluppa una difficoltà comportamentale”. La loro fragilità emotiva “si rintraccia spesso in una bassa tolleranza alla frustrazione- conclude la psicoterapeuta dell’IdO- nella difficoltà a gestire qualsiasi tipo di ingiustizia o nel ricorrere a strategie emotivo relazionali che ci si aspetta da bambini più piccoli”.

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