Referendum, giudici della Cassazione respingono il ricorso del Codacons: “Non è parte del procedimento”

Anche i giudici della Suprema Corte, dopo quelli del Tar, non dicono se il quesito del referendum è legittimo o meno. Rienzi (presidente Codacons): “Sul quesito referendario sembra che tutti se ne lavino le mani”

corte-cassazioneRoma, 24 ottobre – La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l’istanza presentata dal Codacons all’Ufficio centrale per il referendum, chiedendo la correzione del quesito referendario relativo alle riforme costituzionali. Secondo l’associazione per i diritti dei consumatori e dell’ambiente quel quesito “è ingannevole e carente delle disposizioni previste dalle legge 352 del 1970”. La motivazione con la quale i giudici della Suprema Corte hanno respinto l’istanza avanzata dall’associazione è “il difetto di legittimazione attiva”: l’associazione non è, cioè, un soggetto titolare dei requisiti necessari per avanzare la richiesta sottoposta all’Ufficio centrale.

Sul quesito referendario sembra che tutti se ne lavino le mani – ha affermato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi –. L’Ufficio centrale del referendum, ovviamente, non poteva riconoscere un proprio errore, e il rigetto della nostra istanza era purtroppo prevedibile. Attendiamo fiduciosi la decisione della Cassazione, ultima possibilità per modificare un quesito referendario che appare scorretto nei confronti dei cittadini, ai quali va garantita sempre correttezza ed imparzialità”.

La bocciatura del ricorso segue quella del Tar del Lazio, che si era pronunciato lo scorso 20 ottobre con esito negativo alla richiesta avanzata da Comitato Liberale per il No, M5s, Sinistra Italiana, Codacons e altri (vai all’articolo). L’ultima parola spetterà alle Sezioni Unite della Cassazione, che il 15 novembre si pronunceranno sul ricorso dell’associazione per “eccesso di giurisdizione”.

L’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida e la professoressa Barbara Randazzo, hanno invece presentato un ricorso al Tribunale Civile di Milano. Onida si è concentrato sul fatto che in un unico quesito verrebbero sottoposti all’elettore tanti contenuti di natura diversa, chiedendo il rinvio della questione alla Consulta. All’Huffington Post Onida ha sottolineato che il suo ricorso è diverso da quello presentato dai legali di M5s e Sinistra Italiana. “Quel ricorso puntava sul fatto che il quesito sia ingannevole – ha spiegato –. Quello che abbiamo presentato noi, invece, solleva essenzialmente il problema della disomogeneità del quesito stesso, che si riferisce ad oggetti e contenuti multipli e molto diversi tra loro. Questo lo rende lesivo della libertà di voto dell’elettore perché gli viene sottoposta un’unica domanda a cui può rispondere con un Sì o con un No, mentre ad essere oggetto di modifiche costituzionali sono molti aspetti diversi ed eterogenei”.

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