Referendum, Caldoro (FI): “Basta un sì per distruggere il Sud”

L’ex presidente della Regione Campania spiega come il nuovo articolo 116 previsto nella riforma finirà “per dare alla Regioni più ricche più poteri” rispetto alle altre

stefano-caldoro;Napoli, 2 novembre – “Il testo referendario penalizza il Sud, basta un sì per distruggerlo”. Lo afferma in un video su Facebook l’ex presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, attuale capo dell’opposizione di centrodestra in consiglio regionale.

“Il no di Forza Italia – dice – è un no nell’interesse dei cittadini del Mezzogiorno. Marco Esposito, giornalista molto attento alle questioni del divario territoriale, ha letto con attenzione uno degli articoli modificati: il 116. Le regioni – spiega Caldoro – non sono tutte uguali ed alcune di esse potranno chiedere, con la nuova Costituzione, più poteri. Lo potranno fare solo le regioni virtuose, quelle che hanno bilanci forti, quelle che hanno una rendita del passato perché nascono più ricche, non perché sono più brave”.

Caldoro fa l’esempio dei “genitori ricchi, che hanno figli magari poco capaci”. “Noi che – dice l’ex presidente della Campania – abbiamo avuto genitori poveri, ma siamo capaci, veniamo penalizzati. Esposito – continua Caldoro – ha anche recuperato un documento ufficiale sottoscritto da consiglieri regionali del Partito Democratico di una grande regione del Nord. In questo documento c’è scritto che la formulazione del nuovo articolo 116 fornisce un rilevante strumento di autonomia alle regioni più virtuose sotto il profilo del bilancio (nate ricche), consentono a queste ultime di accedere a condizioni particolari di autonomia in alcuni ambiti di competenza esclusiva dello Stato tra i quali sono inclusi: il governo del territorio, le politiche attive del lavoro, l’ordinamento scolastico (la cultura e la formazione dei figli), la tutela dei beni culturali, l’ambiente, il turismo, il commercio con l’estero”.

“Questa – sottolinea Caldoro – è la prova che vengono aiutate le regioni forti del Nord. E non perché ci sia una ragione vera ma perché si premia una rendita di posizione, chi nasce ricco rispetto a chi è più povero. Il Sud lo è perché storicamente ha avuto meno trasferimenti. Non si valuta chi ha merito, chi è più bravo, non si stimola la competitività. Un’altra ingiustizia che – conclude – deve portare tutti a un forte e convinto no”.

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