Sanità, Scala (SI-Sel): il risanamento in Campania pesa sulle spalle dei cittadini

Secondo il coordinatore regionale Scala, il risanamento portato avanti da De Luca fa rima con smantellamento del Servizio Sanitario

Tonino ScalaNapoli, 4 novembre – “Crediamo che i cittadini campani abbiano ad oggi ben chiaro cosa significasse per il Governatore De Luca risanare la sanità campana quando ne parlava in campagna elettorale. Significava smantellarla e possibilmente privatizzarla in maniera veloce – così in una nota, Tonino Scala, coordinatore regionale della Campania di Sinistra Italiana – Sel.

“Mentre il piano di chiusura di hospis regionali procede implacabile lasciando intere comunità senza presidi spesso insostituibili, in queste ore affiora un altro pezzo di quel progetto. Qua e là stanno chiudendo poliambulatori delle Asl in centri urbani della provincia di Napoli, più o meno grandi. Quarto, Somma Vesuviano, Casalnuovo i primi esempi, giustificati sempre da motivazioni di accorpamento di strutture per un risparmio economico. L’ultimo coinvolge il presidio 37 dell’ ASL NA2 – in Via Staffetta -, Lago Patria, che sta per subire la sottrazione di un’altra specialità medica quale la diabetologia. Dal gennaio 2017  sarà dislocato  in altre città limitrofe nella appunto famigerata logica dell’accorpamento. Senza nessun rispetto per gli oltre 3000  pazienti diabetici che afferiscono alla diabetologia. Il presidio oggi è fornito di tutte le specialistiche di riferimento alla patologia diabetica dal servizi prelievi, oculistica, cardiologia, dietologia. Un vero polo d’eccellenza dal punto di vista medico. Ricordiamo – continua Scala – che questo territorio, come tanti altri in Campania, non è servito da un’adeguata rete di trasporto pubblico. La platea diabetica principalmente riguarda una fascia di età  di anziani, quindi che non ha sempre possibilità di spostamento non essendo automunito. Tutto questo non fa altro che indurre  a rinunciare alla cura creando ulteriori danni sanitari alle fasce di popolazione meno abbienti è più indifese”.

Intanto il Censis ci dice che nell’ultimo anno 11 milioni di italiani – uno e mezzo in più rispetto all’anno precedente – hanno rinunciato alle terapie a causa dei tempi troppi lunghi e dell’impossibilità di pagare una visita privata o in intramoenia. Mentre è in costante aumento la spesa sanitaria annuale sostenuta di tasca propria dai pazienti: 34,5 miliardi nel 2015, oltre 500 euro a persona. In due anni l’incremento è stato del 3,2%, il doppio rispetto all’aumento della spesa per i consumi delle famiglie nello stesso periodo, pari a +1,7%.

“Caro Governatore De Luca – conclude il coordinatore di Si-Sel – forse questo ‘risanamento economico’ della sanità campana i cittadini, oltre ad averlo già pagato sotto forma di sprechi e corruzione, ora lo dovranno ripagare anche rinunciando al loro diritto costituzionale ad usufruire di una sanità pubblica?”.

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