NAPOLI PRIDE 2012: un punto da cui partire. Ne parliamo con Carlo Cremona, Presidente dell’Associazione “I Ken”.

Il 30 giugno si terrà il Pride dell’Area Metropolitana di Napoli per la difesa dei diritti delle comunità LGBT. Una manifestazione aperta a tutti, che va ben oltre l’omosessualità, ben oltre i pregiudizi e i luoghi comuni. Si lotta per l’uguaglianza dei diritti, per tutelare le minoranze di ogni genere, per dissolvere quel velo di intolleranza che a volte offusca le menti degli uomini.

Napoli Pride è molto più di quello che si pensa, è un punto di partenza e non di arrivo, come cita il Manifesto dell’evento. Aiutare gli altri a superare i preconcetti, ad iniziare a capire, ad andare oltre e farlo in maniera non violenta, senza imporsi, semplicemente facendosi conoscere per quello che si è e si rappresenta: Napoli Pride è tutto questo e tanto altro ancora.

NapoliTime ha rivolto alcune domande a Carlo Cremona, Presidente dell’Assiociazione “I Ken”.

Sul manifesto del Napoli Pride è riportata la seguente frase: “non siamo oggetto ma soggetto”, smettere di subire ed iniziare ad imporsi, ci può riassumere la filosofia dell’evento?

“Mai imporsi, diciamo che non siamo più oggetto di attenzione ma soggetti che partecipano alla vita della città, non siamo più fenomeni da baraccone, ma uomini e donne capaci di produrre pensiero positivo e protagonismo sociale.”

La scarsa informazione ed anche i luoghi comuni vedono il NapoliPride come un evento rivolto solo agli omosessuali, è così?

“Dal 2007 la manifestazione non si chiama più Gay Pride proprio per dire che è una manifestazione promossa dalle associazioni LGBT ma non di persone LGBT, proprio per questo, ad esempio, alla manifestazione io vado con mia madre, mio padre, mia suocera e mio suocero che omosessuali non sono ma che hanno a cuore i diritti civili e umani di noi figli che in Italia ancora vengono negati oppure delle tante persone che gay e lesbiche non sono ma che ci aiutano nella costruzione di questa manifestazione, dando così coraggio a chi non ne ha, dimostrando che nascondersi è un segno soltanto di una paura profonda che ci portiamo dentro e che senso non ha”.

Ritiene che qualcosa stia cambiando nella mentalità del “napoletano tipo” al riguardo?

“Non conosciamo “napoletani tipo”. So dire solo che portiamo ovunque le informazioni sulla manifestazione e non ci è mai capitato di ricevere ostilità o inimicizia, ma soltanto attestazioni di stima, richieste di partecipazione e incoraggiamento”.

Lo spot di Egidio Ferrara sul Napoli Pride termina con un raggiante sorriso della protagonista, Sara Carbone, finalmente libera di poter essere fuori ciò che sente di essere dentro, ritiene che tutto ciò possa essere uno sprono ed un incoraggiamento verso i più giovani, timorosi dell’ “outing”? 

“Assolutamente si. Vorrei specificare, però, che è più appropriato usare il termine “coming out” anziché “outing” visto che quest’ultimo si riferisce ad una violazione della privacy. Il coming out significa svelare se stessi, definirsi, liberare se stessi. Svelarsi in una piazza del centro storico di Napoli, significa esattamente questo: la nascita ad una nuova vita, limpida e trasparente, così come è mostrato nel video. La protagonista si mostra alla luce del sole senza nascondersi, svestita degli abiti che la società conformista ci impone, indossando gli abiti della nostra reale essenza, liberata e viva pronta per una vita nuova”.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” (art. 3, Costituzione Italiana)

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