#VentiRighe – Lo sfizio, la suite del Bury al Arab

Dormire per una notte nella suite del Bury al Arab, Emirati Arabi

burj-al-arabIl termine sfizio, secondo Devoto & Oli, maestri della nostra elegantissima lingua, alla pagina 2197 del loro sontuoso dizionario, è definito “capriccio, ghiribizzo” e confinato nel limbo delle espressioni meridionali. Sono decisamente meridionale e vi faccio ricorso per introdurre una rapida riflessione su notizie facilmente reperibili nel mare magnum di internet.

L’ “informatutti” on line mi pone di fronte all’impossibilità di “levarmi uno sfizio” da follia megalomane, ovvero di abitare per una notte nella suite del Bury al Arab, Emirati Arabi. Sorge su un’isola artificiale, ha forma di vela e accoglie 202 suite interamente vetrate. Per costruirlo i petrolieri hanno trasformato l’oro nero estratto a profusione in oro a 18 carati, anzi in dollari, per la precisione in 650 milioni. In piena fase rem del sonno e in preda a delirio di emulazione dei re Mida, ipotizzo di prenotare la Royal suite, con la modesta spesa di novemila dollari per notte.

Al risveglio dall’incubo corro a  testare le chance di riequilibrio post sbornia da grandeur e internet mi riconcilia con la sobria quotidianità. Dunque seguirò il suggerimento teso al risparmio che propone un pernottamento negli alberghi più economici del mondo: a Istanbul e Belgrado si dorme con ventinove euro a notte, a Tbilisi, in Georgia, con ventisette. In fondo l’obiettivo è  semplicemente di dormire in un letto. 

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