Referendum costituzionale, CSA Fiadel prende posizione: “Votiamo No”

“Non ci interessa dare la spallata definitiva a Renzi, ma evitare l’instaurazione del ‘partito unico della nazione’”. Così Francesco Garofalo, segretario generale di Csa Fiadel

dema“Csa vota no al referendum costituzionale per evitare l’instaurazione del ‘partito unico della nazione’, che nasce dall’ambizione di diventare l’unico punto di riferimento. Se questa è la strada, non mi sorprenderebbe si arrivasse a un ‘sindacato unico della nazione’, distruggendo democrazia e pluralismo sindacale”. Lo ha affermato Francesco Garofalo, segretario generale del Csa Fiadel, durante un convegno dal titolo “Riforma costituzionale: un attacco alla democrazia e ai diritti dei lavoratori”, tenutosi stamane a Napoli.

“Non abbiamo interessi politici nel sostenere lo schieramento per il no al referendum e non ci interessa salire sul carro di quelli che vogliono stroncare il decreto Renzi-Boschi per dare la spallata definitiva al presidente del Consiglio – ha sottolineato Garofalo –. Chiediamo garanzie per i lavoratori e le lavoratrici dele Regioni e del settore privato, oltre a una chiara definizione delle azioni che gli Enti dovranno mettere in atto per mantenere lo stato occupazionale”. Il segretario generale ha inoltre manifestato la volontà di Csa Fiadel di chiedere la salvaguardia del Contratto Nazionale di Lavoro: “Ci opporremo a oltranza a soluzioni che creino disomogeneità fra le varie categorie di lavoratori, privandoli delle garanzie basilari”.

“Accolgo con soddisfazione lo schieramento per il No alla riforma costituzionale da parte di Csa e Fiadel, organizzazioni per le quali ho grande stima, per l’ottimo lavoro svolto in questi anni a Napoli”, ha affermato il sindaco de Magistris, tra i partecipanti al convegno. Il primo cittadino ha sottolineato che “votare No significa difendere la Costituzione più bella del mondo da chi vuole svilirla accentrando in sé tutti i poteri. Questa riforma – ha aggiunto – non ha alcun aspetto positivo né per la nazione, né per i cittadini, né per i lavoratori, già penalizzati da Jobs Act e legge Madia”.

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