Da est ad ovest volgarità della politica e tensione dei commentatori politici. Clima rovente pre-referendum

Dal populismo di Salvini alle rivolte in piazza negli Stati Uniti per l’elezione di Trump, ai veti ANPI

seattle-proteste-lapresseSuperati da un prete i limiti della disistima – Stima ed empatia zero per  l’impresentabile Salvini, erede in peggio, e di molto, del folcloristico Bossi. E’ un incubo la presenza di questo interprete della volgarità e di disvalori ognuno antagonista della democrazia che non a caso esulta per la presidenza degli Stati Uniti affidata dal popolo americano ignorante al becero Trump. Di Salvini è noto l’identikit di secessionista, omofobo, razzista, eccetera. Nessun dubbio sulla incompatibilità di un neofascista alleato della destra farlocca (Meloni, La Russa & co) e pericolosamente con i fascisti di Casa Pound, ma anche netta contestazione per tale don Andrea Bigalli, prete che naviga in Facebook. Ha definito Matteo Salvini “infame” e probabilmente l’attributo è condiviso da molti, certo non l’invito a gettare il micidiale napalm sul leghista.

L’America democratica in rivolta anti Trump – Mai accaduto: lo choc della quota sana degli Stati Uniti, per la prima volta nella storia delle elezioni per la presidenza, provoca la rivolta contro l’esito del voto e disordini di piazza della contestazione, una vera sommossa contrastata dalla polizia con cariche, pallottole di gomma e  spray urticanti. Non avrà vita facile Trump, ad ogni tappa non condivisa del suo mandato che prevede solo, o quasi, nefandezze antidemocratiche. I disordini più violenti a Portland, ma cortei in piazza anche ad Austin, Minneapolis, Baltimora, Denver, Dallas, Washigton, Philadelphia, New York, Okland, Los Angeles, San Francisco. Sul fronte dei consensi si schierano gli ignobili razzisti del Klu Klux Klan,  associati all’American Nazi Party. Siria, Egitto, Russia, Israele, Turchia: ecco chi esulta per l’arrivo del repubblicano che predica l’isolazionismo. Applaudono all’esito del voto americano Damasco, il Cairo, Mosca, Ankara, Tel Aviv (Trump ha promesso di cancellare dalla storia la Palestina: “E’ finita l’era dello Stato palestinese” e di spostare la capitale israeliana da Tel Aviv a Gerusalemme). Stati che contano sul “pronti, via” alla libertà di usare il pugno forte nei rispettivi Paesi. In Europa sperano di trarre vantaggio dall’era Trump le nazioni governate dalla destra xenofoba. Indispettiti e timorosi per i futuro del Medio Oriente sono certamente Palestina e Iran. Appena eletto, Trump ha ribadito di vietare l’ingresso negli States agli islamici. La propsota, scomparsa alla vigilia del voto, è ricomparsa un minuto dopo l’elezione, subito censurata come islamfobia e razzismo. (Nella foto una manifestazione anti Trump)

Il regime dittatoriale di Erdogan: avanti tutta – Galvanizzato dall’esito del voto americano Erdogan, dittatore turco dalla prigione facile per i dissidenti, ha fatto arrestare il presidente del consiglio di amministrazione del giornale Cumhuriyet, ostile al regime. In manette Alin Atalay che si troverà in carcere con il direttore del giornale e tredici giornalisti arrestati alle fine di ottobre.

Voti Sì? Niente ANPI – Clima rovente pre-referendum. L’associazione dei partigiani, schierata apertamente e ufficialmente per il No, respinge la richiesta di iscrizione della  senatrice del Pd Laura Puppato rivolta alla sezione di Montebelluna. L’assurda motivazione? Perché il 4 dicembre voterà Sì. Domanda: ma i partigiani non sono quelli che hanno lottato per la libertà? “Follia stalinista” è il commento dei Dem.

Alla protesta si aggiunge l’indignazione della deputata Morani per la presenza di Forza Nuova (neofascisti) nella stessa piazza dove si è svolta una  manifestazione dell’ANPI.

Onida e 5 Stelle, bocciati tre volte – No comment. Chiusi in un silenzio assordante, per deflagrante disillusione, i grillini fingono di  ignorare la terza bocciatura dei ricorsi contro la formulazione dei quesiti referendari. L’ultimo tentativo di boicottare la consultazione è fallito con la sentenza del tribunale di Milano. Un vero smacco per Grillo e i suoi che avevano esibito come un prezioso fiore all’occhiello il parere dell’ex presidente della corte costituzionale Valerio Onida, autore, insieme a un pool di avvocati, dell’ultimo ricorso.

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