#VentiRighe – Steve McCurry

L’invito del Pan che ha prolungato la mostra di Steve McCurry lasciava intendere che non è da perdere

stevemccurryTop secret il nome dell’artista che qualche tempo fa ha esposto nel Palazzo delle Arti di Napoli. Per rigoroso rispetto della privacy e a tutela della sua onorabilità non lo rivelo. Quel giorno, nelle sale del museo che ospitavano le sue opere, ci siamo aggirati con giustificato smarrimento in tre. Oltre me una coppia di giapponesi per tutto il tempo della visita. Sarà che la città non risponde presente agli inviti della cultura, ho pensato non senza perplessità sulla diagnosi.

Questa mattina il richiamo di quegli occhi verdi che un gigante mondiale della fotografia ha colto con il suo magico obiettivo nel volto di una ragazza nel campo profughi pakistano di Peshawar. L’invito del Pan che ha prolungato la mostra di Steve McCurry lasciava intendere che non è da perdere e ci ha creduto un insolito numero di napoletani: specialmente giovani ma non solo.

Sale gremite, audio guide (incluse nel costo del ticket) in funzione, scatti a ripetizione, foto di foto negli occhi dei visitatori, lo stupore per l’immensa arte-scienza di questo genio che ha letto i luoghi del mondo insanguinati dalle guerre e le sofferenze dei popoli coinvolti. Descrivere i percorsi che guidano i visitatori nelle sale dell’esposizione è impossibile, tante sono le suggestioni proposte da McCurry. Ancora soggiogato da immagini imperdibili ho prolungato la mattinata “fotografica” con un blitz alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, per portare a casa un paio di libri di uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea.

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