#VentiRighe – L’informatica avvelenata, ovvero il pericolo hacker

Quanto un secolo fa era connotato con il titolo di inimmaginabile è accaduto

postazione-hackerSiamo nel pieno dell’era tecnologica che non riesce a star dietro al una frenetica macchina dell’innovazione e meno che mai al suo futuro, proiettato oltre la più fantasiosa previsione. Tutto bene? Purtroppo no. Le accelerazioni del progresso di settore procedono di pari passo con l’autolesionismo dell’umanità economicamente più progredita.

Intossichiamo l’atmosfera, disboschiamo il patrimonio forestale del mondo, cementifichiamo indiscriminatamente, manipoliamo per obiettivi non condivisibili le sofisticate chance proposte dall’informatica. L’esempio più convincente di questa distorsione è sotto gli occhi di tutti: cybernauti criminale infettano i  milioni di computer per estorcere tangenti liberatorie alle loro vittime, entrano nei sistemi informatici delle banche, si impadroniscono di dati sensibili dei Paesi guida del mondo e a pioggia operano per mettere in crisi terminali forse minori del pianeta politico, ma localmente decisivi.

Clamorosi lo scambio di incursioni di hacker superesperti negli archivi “segreti” americani e russi, lo spionaggio dei cinesi,  il controllo su centinaia di milioni di utenti telefonici, l’intrusione in faccende private e pubbliche di satelliti spia.  Gli esperti  si dicono sicuri che la sconfitta di Hillary Clinton sia stata in larga parte determinata da operazioni di hackeraggio della sua posta elettronica e nel nostro piccolo in prima pagina dell’attualità ecco la comparsa sui social di bugie denigratorie, infamanti  contro esponenti del Pd e di elogi sperticati a uomini e donne del Movimento 5 Stelle, con l’obiettivo di scoraggiare gli elettori del SI al referendum e di convincere quelli del NO a votare contro la riforma.

La soluzione del problema a dimensione globale, a detta dei conservatori tagliati fuori dall’universo tecnologico, è drastica e propone di compiere un ciclopico passo indietro, di spedire nel cosmo internet, smartphone, droni, social  e tornare al glorioso pallottoliere, alle poesie da imparare a memoria, a penna e inchiostro, al “meglio un libro del Grande Fratello televisivo” , alla tradizione cartacea epistolare. Idea semplicistica, utopia, certo. Ma sognare costa?

Genio e fortuna, binomio vincente

L’intraprendenza che aguzza la mente ha generato la fortuna milionaria di un giovanissimo inglese, tale Harvey Millington. Il ragazzino, di appena 14 anni, mette in tasca la discreta sommetta di due milioni e passa (di euro o di sterline non è dato sapere, ma poco importa). Immaginando lo sforzo mentale degli automobilisti nel ricordare tutte le scadenze (tasse, verifiche periodiche,  cambio dell’olio, assicurazione, eccetera) il mini inventore ha prodotto una serie di dischi di carta di facile consultazione per essere sempre informati.

Grande successo di vendite, incasso record per  il ragazzino che quanto incamerato lo ha investito nell’acquisto di un terreno come deposito di roulotte da fittare. Poi ha soprasseduto al programma di noleggio di camper lussuosi e si sono fatti avanti immobiliaristi interessati all’acquisto del terreno da edificare. Harvey si è trovato tra le mani un assegno con la cifra di due milioni e trecentomila. Fortuna? Certo, ma come recita il famoso detto “aiutati che il ciel…”.

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