#VentiRighe – Giornalismo 2.0 o volgarità gratuita?

Invasioni barbariche nella lingua di Dante

dante_alighieriSorprende, perché gratuito, l’irrompere nella lingua del giornalismo di contaminazioni ai limiti e oltre di decenza e dignità della professione. Il pensiero, per fortuna ancora per i più, rincorre nella memoria articoli, editoriali e corsivi dei grandi che purtroppo non sono più tra i vivi. Riemergono nei ricordi il mito di  Montanelli, l’elegante perfezione di Enzo Biagi, l’unicità creativa di Gianni Brera, la forza comunicativa di Giorgio Bocca, il coraggio civile di Giuseppe D’Avanzo: il giornalismo di questa stagione del mondo, che parla con la contrazione criptica di nomi dei giovani chattaioli, si lascia andare invece a intollerabili licenze nei contenuti e nella forma.

Prendo a caso due esempi dal primo quotidiano di Napoli. Nella pagina dello sport, le pagelle ai calciatori azzurri reduci dalla vittoria di Udine. Citando la  prestazione del portiere Reina, Del Neri (tecnico dei friulani) a proposito di Zapata (ex centravanti del Napoli dalla pelle scura), l’autore dell’articolo gli attribuisce un “Ma Duvan (Zapata) dove vai se la banana non ce l’hai?” di chiaro stampo razzista. Sempre in argomento calcistico ecco il titolo di un articolo a commento dei due gol di Insigne: “Cazzimma e febbre, mix perfetto”.

Altro? Stralcio Da una lettera al direttore di la Repubblica a firma di Gerardo Mazziotti, noto e puntuale polemista napoletano: “In un Paese come questo, nel quale ha successo un movimento politico nato da un volgare “vaffanculo” e che non ha alcun imbarazzo a pronunciare la parola cazzo, leggo a pagina 9 del Venerdì di repubblica dell’11 novembre “E se l’aneddoto conferma quanto la vita sia sempre molto anche questione di culo…”, in sostituzione del corrispondente e decoroso termine ‘fortuna’. E, a parte, segnala  la contorta costruzione della frase elaborata dall’autore dell’articolo.

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