Ardua Champions, Napoli-Dinamo Kiev zero a zero

Niente di irreparabile ma solo perché il girone di Champions del Napoli è tutto tranne che irresistibile

san-paolo-championsSulla visita della Dinamo al San Paolo cala il sipario con il classico nulla di fatto, cioè con uno zero a zero che apre qualche dubbio sullo stato di salute degli azzurri, conferma che il terzetto Callejon-Mertens-Insigne è certamente brioso, agile, inventivo, ma anche privo delle qualità di sfondamento tipica di un vero centravanti capace di sfondare con forza e taglia fisica la barriera difensiva degli avversari. Un tempo, quando l’oratorio salesiano era l’unica opportunità di tirare calci al pallone, lo spazio tra la bandierina del calcio d’angolo e la porta era molto piccolo, troppo e i corner non si tiravano. Imperava la regola di “un rigore dopo tre corner”.

Ne è passata di acqua sotto i ponti e il calcio è diventato altro, distante anni luce dalle sfide in sedicesimo Milan-Interboys e risultati di 12 a 12. Fosse in vigore la regoletta di quel calcio iper dilettantistico la sfida Napoli-Dinamo sarebbe finita con un potenziale bottino di sei gol all’attivo degli azzurri, quanti corrispondono ad altrettanti rigori, se segnati, come corrispettivo di 17 angoli calciati da Hamsik e compagni. Se il tabellino dei risultati fissa nel risultato “a occhiali”, dei 90 minuti di Napoli-Dinamo Kiev c’è ben poco da raccontare. Batti e ribatti il primo tempo degli azzurri è di netta, ma sterile superiorità. I segnali di un’avversaria tecnicamente e atleticamente attrezzata sono subito in chiaro. Squadra coriacea quella allenata da Sergei Rebrow, con punte di eccellenza in un grandissimo centrale difensivo, il perfetto Khacheridi, implacabile, baluardo inattaccabile; gente dai piedi buoni, come Garmash e, Morozuk; attaccanti possenti e dotati di tecnica superiore qual è Yarmolenko. Per quarantacinque minuti il Napoli domina e la Dinamo si limita a evitare guai. Mertens e Insigne, Hamsik, provano a sfondare il muro difensivo degli ucraini, ma senza la forza d’urto necessaria.

Possono vantare solo qualche occasione mancata per imprecisione e modesta cattiveria offensiva. La Dinamo ribatte ordinatamente e non prova nemmeno a far male. Rebrow, probabilmente in ossequio alla società sportiva da cui dipende, dispone i suoi uomini perché difendano il pari e metterà in cassa denaro sonante della Fifa. Besiktas-Benfica pareggiano (3 a 3) e il risultato impegna il Napoli a non distrarsi più, per centrare senza patemi la qualificazione al turno successivo di Champions. In curva “B” del San Paolo corre la domanda: “Ma come, la Dinamo ha solo un punto in classifica? Ora ne ha due. Il secondo tempo di Hamsik e compagni denuncia la stanchezza accumulata dai titolari full time del Napoli, impegnati su due fronti. Sorniona, la Dinamo si limita a difendere con ordine e abilità il risultato.

I soliti, tardivi cambi di Sarri non alterano il rendimento complessivo degli azzurri: Gabbiadini per Insigne, al minuto 66, poi Allan per Zielinski e quando manca un amen al 40° Giaccherini per Mertens. Il Napoli è lontano dalla conclusione del campionato, ha davanti a sé l’arduo cammino della Champions e un organico che va in campo con poche alternative in panchina. Milik in è in lenta convalescenza e Gabbiadini nel limbo in cui lo tiene Sarri, evidentemente scettico sulle chance dell’ex sampdoriano di coprire il vuoto lasciato da Higuain. Il secondo tempo degli azzurri è opaco, senza grinta, controllato agevolmente dalla Dinamo. Questo Napoli non può davvero pensare di andare lontano in Coppa dei Campioni e di conciliare anche gli onerosi impegni di campionato.

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