Referendum costituzionale, rischio ingovernabilità e rappresentanza. Se vince il Sì solo la Napoli renziana sarà presente nel nuovo Senato

Il pericolo deriva dal fatto che il sindaco de Magistris non ha nessun rappresentante in Regione Campania e a eleggere i nuovi senatori saranno i Consigli regionali

Comune di NapoliNapoli, 27 novembre – Che la riforma costituzionale di Napolitano, Renzi, Boschi e Verdini fosse pasticciata si sapeva, per alcune città poi si potrebbe trasformare in una vera e propria beffa. Mentre il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e il sindaco di Torino, Chiara Appendino, entrambe del Movimento 5 Stelle, hanno dichiarato di volersi rifiutare di sedere nel nuovo Senato in caso di vittoria del Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre, de Magistris qualora volesse non lo potrebbe fare. O almeno il rischio che ciò avvenga è molto alto. Il motivo? Il sindaco non ha nessun rappresentante a Palazzo Santa Lucia e siccome i nuovi senatori saranno scelti dai Consigli regionali, è lecito pensare che al posto di de Magistris per rappresentare il capoluogo partenopeo possa essere mandato qualcuno vicino al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, o addirittura un qualche esponente renziano. Fra l’altro, qualora volessero, anche Raggi e Appendino rischierebbero di non poter andare. Entrambe, infatti, sono in minoranza nei Consigli regionali di Lazio e Piemonte. Come per altro è in minoranza il sindaco Beppe Sala (Partito Democratico) a Milano.

Secondo il Corriere della Sera, che ieri ha lanciato l’allarme, qualora passasse il Sì alla riforma la situazione dovrebbe essere corretta nella futura legge elettorale, sempre che il Governo mantenga la promessa di cambiare l’Italicum. Ma il Corriere sostiene che una eventuale legge elettorale, qualora fosse approvata, sarebbe inapplicabile prima delle prossime elezioni regionali, che in Campania ci saranno nel 2020. Fino ad allora varranno le disposizioni transitorie e quindi de Magistris sarebbe costretto a rimanere fuori dal nuovo Senato.

C’è poi tutto un problema che riguarda le modifiche agli statuti delle Regioni. La riforma renziana prevede che il nuovo Senato sia costituto da 74 consiglieri regionali e 21 sindaci. Ma lo Statuto della Regione Sicilia vieta ai consiglieri regionali siciliani di essere eletti anche in Parlamento. Problema che esiste anche per altre Regioni a statuto speciale.

Esistono poi tante altre storture della riforma. Come il rischio di avere maggioranze opposte nei due rami del Parlamento. Alla Camera l’Italicum dà un forte premio di maggioranza al partito più votato – oggi secondo i sondaggi il Movimento 5 Stelle – mentre il Senato, con il Sì alla riforma, sarebbe costituito attualmente al 60% dal Partito Democratico. C’è il rischio che l’attività legislativa venga bloccata dalla guerra tra i due principali partiti italiani. Pertanto il rischio di arrivare a una situazione di ingovernabilità è molto serio.

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