Guerriglia interpartitica, altro che referendum

Colpi bassi, “bufale”, falsi a profusione, sui media e incontrollati,  sono invasioni barbariche di computer, tablet e smartphone dei milioni di italiani che li consultano da mane a sera

renzi-grilloLa dialettica della politica, un tempo arte nobile e leale del confronto, si è impanata nella palude della menzogna, di mistificazioni, pettegolezzi, contumelie, fino all’oscenità. L’astensione dal voto, di qualunque elezione si tratti, è un fuga antidemocratica dalla partecipazione alle scelte che dettano il trend della società ma, affermato questo sacro principio, appare arduo pensare alla gogna per chi oscilla in bilico tra indecisione e orientamento a disertare le urne del 4 di dicembre, quando l’Italia sarà responsabilizzata per decidere se le modifiche alla Costituzione sono legittime, utili e necessarie o al contrario se sia meglio mettere in stand by la delicata questione e ponderarla in tempi e modi appropriati.

Nei quattro giorni che ci separano dal voto un Paese politicamente evoluto e culturalmente maturo utilizzerebbe lo spazio pre elettorale per favorire la consapevolezza collettiva del perché sbarrare con una X le caselle delle tesi opposte. Purtroppo il referendum è diventato altro e i competitor fanno a gara, con cinismo partitico, per traslare il contenuto dei quesiti nel caos tutt’altro che calmo della guerriglia in corso da mesi, destinata a oltrepassare i limiti della contrapposizione dialettica che in  tutto il mondo pervade le diversità ideologiche. Il consiglio è di trattenere il fiato e rimanere in apnea, con occhi e orecchie tappate fino al momento di deporre la scheda nell’urna.

Mistificazioni made in internet

Il “copia e incolla” è uno  degli strumenti disponibili grazie all’offerta  poliedrica di internet, totem dell’era moderna. Ne usufruiamo tutti, per sopperire alla prigrizia subentrata alla pazienza di costruire il pensiero con il metodo antico della ricerca  e dell’applicazione. Niente di male, se si ignora la spersonalizzazione che subiscono le nuove generazioni e l’uso improprio di cui abusa anche la politica.

Si copiano vecchi progetti politici e sindacali elaborati nel lodevole tentativo di sanare il vulnus del gap Nord-Sud del Paese, ma solo per coprire di ipocrisia la disattenzione per la gravità della questione meridionale, che resta tale. Il plagio delle idee e delle proposte nasconde  incompetenze e lacune di personaggi che ricoprono ruoli istituzionali, da quelli di vertice ai meno prestigiosi. Senza bisogno di inoltrarsi nel gande archivio delle notizie si può pescare nella memoria la gaffe di uno discorso pro Trump dell’attuale first lady americana, copiato, compresi punti e virgole, da un intervento di Michele Obama o, episodio  ancora più vicino a noi, la mozione, presentata  dai grillini nella sede impropria dell’aula consiliare del Comune di Roma, per denunciare la “deriva autoritaria” in atto nel paese, cavallo di battaglia del NO, da affidare alla sindaca perché  la trasmetta ai presidenti di Camera e Senato.

Di là dalla scorrettezza istituzionale, la bagarre scatenata dal Pd in aula fa leva sull’accusa di aver copiato senza neppure cambiare una lettera  la mozione del consiglio comunale di Pisa proposta da Rifondazione comunista, Sel e M5Stelle. Plaude all’iniziativa grillina il transfuga dal Pd Fassina e vota  a favore del documento. La destinataria, Virginia Raggi non contribuisce all’approvazione, assente perché affaccendata in un a tu per tu con l’impunito Di Maio, protagonista di bugie istituzionali senza conseguenze disciplinari e perciò responsabile del rifiuto di autosospendersi dei tre deputati siciliani indagati per lo scandalo delle famigerate firme false (“Perché lui no e noi sì?”

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