#VentiRighe – Diaboliche perversioni

L’allucinante storia di cinque omicidi, commessi con cinismo disumano nell’ospedale di Saronno

sanitaIntoccabili, autori di gialli ancora non scritti che sollecitano la fantasia morbosa di genere con lo scoop di delitti perfetti, colpevoli che presumono di essere al di sopra di ogni sospetto: l’allucinante storia di cinque omicidi, commessi con cinismo disumano nell’ospedale di Saronno, è frutto delle menti perverse di Leonardo Cazzaniga, diabolico anestesista  e di Laura Taroni, infermiera e sua amante nell’ospedale di Saronno. Paradossalmente, colpiscono con pari emotività la brutalità dei cinque assassini commessi e il sonoro di frasi maledette scambiate dai due mostri, da cui hanno preso il via le indagini dei carabinieri… dopo una soffiata.

Messe una dietro l’altra e retrocesse all’era della Commedia Divina, avrebbero offerto al sommo poeta di aggiungere un girone all’inferno di dannati da esporre alle fiamme eterne di un forno crematorio, quello che ha illuso gli amanti di venir fuori impuniti dai loro turpi omicidi in virtù della mancanza di prove e indizi, cancellati con la cremazione dei corpi delle vittime. Dalle loro oscene conversazioni: “L’omicidio farmacologico è perfetto. I nostri sono omicidi perfetti”. Così confida la donna al figlio di undici anni, “Mia madre rompe e non si può dare in pasto ai maiali che non abbiamo più. E’ troppo grassa, come la zia (altra vittima) e non si puòo  gettare nell’umido, la raccolta  passa una volta alla settimana” dice l’infermiera che si fregiava del titolo di dea della morte. E all’amante: “Se vuoi uccido anche i miei figli, per te posso fare anche questo”.

Tra l’una e l’altra farneticazione, l’allucinante ricaduta sul figlio maggiore, poco più di un bambino che  affida alla madre questo delirante messaggio:  “Non sai quanto le nostre menti omicide messe insieme siamo così geniali”. L’assassina rivolta al più piccolo dei figli, di nove anni, a proposito di eliminare nonna e zia: “Non è semplice se non tagli i fili dei freni e li privi dell’olio”. E il marito? Il medico, accusato con l’amante del suo omicidio, gli aveva diagnosticato una forma grave di diabete per giustificare la somministrazione massiva, letale, di farmaci. Come concludere? Si arrenderebbe anche Freud, genio della psicanalisi, se gli chiedessero di diagnosticare questo caso impossibile da codificare.

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