Backstage di antagonismi pre-elettorali

E’ interessante il retroscena che apre spazi di riflessione post referendum

berlusconiA sollecitarli è l’ambizione grillina di afferrare lo scettro del comando, una volta sottratto all’attuale maggioranza, e insediarsi a palazzo Chigi. Non fosse comica, desterebbe seria preoccupazione per il futuro dell’Italia l’intraprendenza autoreferenziale del giovane Di Maio, il rampante venuto dal nulla, indicato da se stesso e da suoi esegeti fuori di testa come futuro premier. L’ipotesi è messa in discussione anche da recenti esternazioni di Berlusconi, paziente irrequieto che non rispetta le raccomandazioni dei cardiologi di starsene tranquillo. Sua una sortita spiazzante. Si è guardato intorno, ovviamente non allo specchio, e ha scoperto che in giro non c’è uno stereotipo convincente di premier oltre l’attuale: tra le righe ha lasciato aperto un portone a possibili alleanze che ricordano da vicino il “patto del Nazareno”, quando in trasferta nel suolo “nemico” siglò un accordo di non belligeranza con Renzi.

Berlusconi è atterrito al pensiero che il qualunquismo ghigliottinatore dei grillini attenti all’impero finanziario, difeso a spada tratta con la “discesa in campo” del ’94. Meglio Renzi, sottintende ammiccando ai rapporti del premier con l’imprenditoria italiana, e non solo, di vertice. L’incognita irrisolta del rebus politico che agita il Paese è comunque  la ricaduta sul governo del si-no di domenica e sconcerta la disponibilità di forze politiche dell’opposizione a non disturbare il manovratore anche in caso di sconfitta referendaria, a pronosticare un Renzi bis. C’è quasi da dare ragione all’ex Cavaliere, che fuori gioco per età e cuore malandato, è costretto a tifare per  il progetto del “tutti dentro” (o quasi) del Partito della Nazione, temporaneamente in stand by per motivi di intempestività, perché a ridosso del referendum, mma mai disconosciuto. (Nella foto Di Maio)

Falsi veri… e non

Senti chi parla di falsificazioni: nel mare magnum di polemiche, sospetti, accuse di incostituzionalità, ricorsi al tar, al tribunale e oltre, tutti respinti perché impresentabili, Grillo e sudditi invocano al giustizia divina, perché sciolga l’angoscioso dubbio che disturba  i loro sonni sulla supposta falsificazione dei voti espressi dagli italiani che vivono all’estero e inviati via mail. Sarà perché di falsi se ne intendono o chissà perché, potendo, avrebbero messo a frutto l’esperienza acquisita con il rodaggio in Sicilia.

Non sono “Solo parole, parole, parole, parole”

E’ tema controverso. Il magistrato ha diritto come ogni cittadino italiano di manifestare pensieri e opinioni? Il dubbio decade se si ricorre al dettato costituzionale. Articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Nel diritto democratico citato rientrerebbe anche il caso del presidente del Tribunale di Bologna Francesco Caruso che ha esternato il suo pensiero sul referendum di domenica ma il problema che lo riguarda è nato sul come ha  lo ha definito su Facebook. Testualmente: “La riforma è fondata su corruzione e clientelismo”. E’ intervenuto il comitato di presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura, ha investito del caso il procuratore generale della Cassazione, titolare delle azioni disciplinari e ha inviato l’articolo con le dichiarazioni diffamatorie alla prima commissione perché  valuti se il caso prevede il trasferimento di ufficio per “incompatibilità funzionale”.

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