#VentiRighe – Un Matteo gongola, l’altro piange

Tra quanti esultano per la sonante vittoria del NO c’è l’ineffabile Salvini che, ricordiamo solo per chi non avesse sott’occhio le sue  nobili credenziali, è il capoccia di un movimento para regionalista ispirato ai principi antidemocratici di razzismo, omofobia, sessismo e altre affinità con questi connotati

matteorenziDavanti ai microfoni degli intervistatori a caldo del dopo voto il Matteo vincente si è presentato, prodigio dell’euforia, in abito completo, scuro e con tanto di cravatta. Il sospetto è che sia la mise per accreditarsi come uomo delle istituzioni, lui che le deride e insulta. La faccia da nordista rubicondo era improntata a largo sorriso, corroborato da occhi lucidi di soddisfazione ma non tanto quanto dopo aver sognato un altro evento dell’onda lunga di destrismo europeo alla vigilia del ballottaggio austriaco tra il nazifascista Hofer e il verde Van der Bellen che ha staccato il suo “nemico” di quasi sette punti. Hofer si è detto infinitamente triste e mai altra notizia ha rallegrato come questa i democratici italiani ed europei (escluse Ungheria, Polonia e Slovacchia,  vicine al sentire politico dello sconfitto).

Racconta la cronaca di un altro politico triste, il mogio Renzi, colpito fino alla commozione dal proprio default, fino alle lacrime. Come definire il suo scoramento: imperizia, peccato di gioventù, eccesso di protagonismo, quest’ultima caratteristica che induce a gelosia e invidia.  Oppure pianto del coccodrillo, per non aver messo nel conto previsionale del referendum l’assioma che fissa al 40% il consenso massimo degli elettori a capi di Stato, ma ancor più a premier, dopo i fatidici mille giorni in carica.

L’ingenuità ha subìto un patologico aggravamento nel giorno del giudizio, quando ha messo in parallelo il SI alla riforma con lo yes al suo governo. Ora le frecce dei vendicatori sono tese nell’arco, pronte a reiterare le ferite di San Sebastiano e non è difficile intuire che il viale del tramonto su cui Renzi si è bruscamente incamminato incontrerà vie laterali, dunque il defenestramento dalla carica di segretario del Pd frantumato, dal doppio incarico, (altro errore dilettantistico dell’ex sindaco di Firenze) e il rientro in gioco  di cariatidi rottamate, primo fra tutti D’Alema.

Chissà, perfino di Fassina che però, autoproclamatosi punta di diamante della sinistra, non si capisce come potrebbe convivere con i miglioristi e la mammola Speranza in testa. Parola mia, non c’è acredine prevenuta in queste righe conclusive dedicate all’improvvida Raggi, sindaca grillina della capitale. In spregio alle regola democratiche che fissano i comportamenti durante gli eventi elettorali, ha trasgredito al comma numero uno che impone il silenzio nel giorno che precede il voto e nel successivo, a urne aperte. La chiacchieratissima donzella si è immortalata con una foto sul proprio profilo Facebook. Naturalmente sorridente, come sempre, anche quando emerge il disastro del degrado romano in crescita, ha titolato l’immagine “IoDicoNo e voi?” Una grillinata, come altre.

Il redivivo e purtroppo per lui malandato Berlusconi, in cuor suo disilluso per l’esito del voto (tifava segretamente Renzi per un nuovo Nazareno), si dice pronto a un governo di larghe intese e con i delittuosi precedenti c’è solo da sperare che il perverso progetto sia rigettato da chiunque sarà chiamato alla successione del premier dimissionario. Nel frattempo gongolano i senatori, salvati dal NO, respira di sollievo il costoso e improduttivo Cnel, gioiscono i parlamentari a rischio taglio. Dopo il fallimento di bicamerali e affini, il NO rinvia a chissà quando le modifiche che in senso assoluto sono condivise dall’intero manipolo di costituzionalisti in buona fede. (Nella foto Renzi)

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