Governo, Renzi si è dimesso. Alla direzione Pd: “Governo di tutti o elezioni subito”

Con l’approvazione della manovra di Bilancio il premier preme per andare subito a elezioni. Ma in realtà, difficilmente si andrà al voto in tempi brevi: si tenterà di prendere tempo

renziRoma, 7 dicembre – Dopo aver approvato la legge di Bilancio al Senato, facendo ricorso alla questione di fiducia, il presidente del Consiglio Matteo Renzi si è recato prima alla direzione del Partito Democratico e poi al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni.

Cosa succede dopo le sue dimissioni? Renzi non lo dice, ma nella sua e-news delinea due scenari, affermando: “Non sono io a decidere, devono essere i partiti, tutti i partiti, ad assumersi le proprie responsabilità. Il punto non è cosa vuole il presidente uscente, ma cosa propone il Parlamento”. E ancora: “Toccherà ai gruppi parlamentari decidere cosa fare. Vorranno andare subito a elezioni? Nel caso si dovrà attendere la sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte. Se i gruppi vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale”. Renzi per ora sembra voler percorrere la prima strada, cioè quella di andare a elezioni subito.

Durante la direzione del Partito Democratico svoltasi quest’oggi al Nazareno, Renzi nel corso del suo monologo ha affermato: “Noi non abbiamo paura di niente e nessuno, se gli altri vogliono andare a votare, dopo la sentenza della Consulta, lo dicano perché qui si tratta tutti di assumersi la responsabilità. Il Pd non ha paura della democrazia e dei voti”. Il premier uscente ha quindi ribadito così le due opzioni: governo di tutti (leggasi larghe intese, ndr) o elezioni subito.

Le larghe intese potrebbero essere accettate da Forza Italia, mentre sarebbero rispedite al mittente da Lega Nord e Movimento 5 Stelle. Il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, ha affermato: “Voto subito, con qualunque legge elettorale, altrimenti chiameremo in piazza i cittadini. Non è pensabile che 32 milioni di persone, che hanno votato domenica scorsa, siano prese in giro”. Per Luigi Di Maio del M5s, invece, non c’è volontà di andare al voto perché i parlamentari eletti nel 2013 non hanno maturato la pensione. “Vogliono trascinarci – scrive Di Maio su Twitter – in un altro governo di scopo perché prima di settembre 2017 non scatta la pensione”. Un pensiero esplicitato da Beppe Grillo, che ha affermato: “La prossima mossa è certa secondo me: demonizzarci, a me e al ‘nostro popolo’, mentre inventeranno un trucco di legge elettorale affinché il M5s non possa mai superare il livello di guardia”.

C’è poi uno scenario molto suggestivo e di cui poco si parla. Renzi potrebbe ripresentarsi a elezioni come “il nuovo che avanza”: in pratica tenterebbe di rientrare dalla finestra. La possibilità più rischiosa per la democrazia italiana è però quella caldeggiata dal quotidiano l’Economist: quella di un governo tecnico o qualcosa di simile. Un pericolo per la democrazia italiana potrebbe essere il Mes (Meccanismo europeo di stabilità), che prevede, nel caso si richiedano aiuti sui conti pubblici, pesanti limitazioni alla sovranità popolare.  Ieri in un’intervista al quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt, Volker Wieland, uno dei più stretti consiglieri economici di Angela Merkel, suggeriva un intervento combinato di Esm e Fmi per attuare “le giuste pressioni per sbloccare le riforme”. Potrebbe accadere qualcosa di simile a quanto successo in Grecia, con l’esautoramento del Parlamento e una forte spinta alle privatizzazioni di infrastrutture pubbliche. Per ora il Tesoro smentisce la richiesta di aiuto al Fondo salva-Stati, ma il pericolo è dietro l’angolo.

FOTO: tratta da ansa.it

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