Brindisi. Confessa l’attentatore. Follia accecante o “una guerra psicologica fatta alla scuola”?

L’attentatore alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi ha un nome: si chiama Giovanni Vantaggiato, ha 68 anni ed è un commerciante di combustibili di Copertino (LE).

Ha confermato in lacrime, davanti al gip, quello che aveva confessato nell’interrogatorio: “Ho perso la testa”. L’avvocato difensore, Franco Orlando, ha rivelato che è stato un interrogatorio lungo, durante il quale Vantaggiato ha aggiunto qualche particolare sull’attentato e ha avuto un pensiero per Melissa Bassi, morta a soli 16 anni a causa dell’esplosione, e per la famiglia.

Sull’attentatore di Brindisi c’è l’accusa di strage con aggravante della finalità di terrorismo. Il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, ha parlato della confessione di Vantaggiato, riferendo che al momento non risulta un movente. Ci sarebbero inoltre delle espressioni dell’uomo che farebbero pensare al coinvolgimento di altre persone, che Vantaggiato cercherebbe di coprire. Cataldo Motta ha spiegato: “Giovanni Vantaggiato ha ammesso la sua diretta partecipazione all’azione criminale, ma non ha voluto indicarne il movente, assumendo un atteggiamento ai limiti dell’offesa all’intelligenza di chi lo interrogava, tendente evidentemente ad occultare il concorso di altri“.

Riguardo il movente, Giovanni Vantaggiato ha confessato di aver fatto un gesto dimostrativo: ha subito delle truffe e i suoi affari sono diminuiti, a causa della cessazione dell’appalto per la fornitura di combustibile con la provincia per alcune scuole superiori di Brindisi, tra le quali proprio la scuola Morvillo Falcone. Ma il movente? Perché colpire una scuola? Cercare una strage colpendo le ragazzine? “Non ho una ragione specifica per la quale ho scelto sia la città che il posto. La scelta del luogo è stata del tutto casuale. E l’ho fatto perché ce l’avevo con il mondo intero e, nello specifico, perché prima si lavorava e si guadagnava mentre adesso questo non succede più“.

Questa è stata la risposta del reo confesso, anche se in seguito ad ulteriore approfondimento, ha precisato: “la scuola era l’obiettivo più vicino alla strada scelta come via di fuga”. E ancora successivamente, durante un colloquio con il criminologo Francesco Bruno, consulente scelto dalla difesa, avrebbe dichiarato: “la scuola era vicina al Tribunale”.

Quello di Brindisi non è stato il primo attentato per Giovanni Vantaggiato. L’attentatore ha confessato anche un altro episodio, compiuto nel febbraio 2008 a Torre Santa Susanna, contro Cosimo Parato. L’ uomo che lo ha truffato per un’importante fornitura di combustibili. All’epoca Vantaggiato posizionò un ordigno sulla bicicletta dello stesso Parato, che poi rimase gravemente ferito nell’esplosione. L’avvocato di Vantaggiato, Franco Orlando, ha confermato che il suo assistito ha poi aggiunto altri particolari sull’attentato di Brindisi e ha ribadito di aver agito da solo allo scopo di mettere in scena “un’azione dimostrativa“.

Diversi i riscontri e le prove acquisite dalle forze dell’ordine. Oltre alla confessione, Vantaggiato nei giorni scorsi ha fatto ritrovare in un campo di proprietà del padre, in una stradina di campagna a Leveranno (LE), tre bombole con innesco. Le bombole erano pronte a esplodere, con il filo dell’innesco già inserito. Ma non è chiaro se dovessero essere usate per altri attentati. Quello stesso luogo è stato identificato da Vantaggiato come terreno adibito alle prove esplosive precedenti l’attentato.

Gli elementi ritrovati portano dunque a credere alle parole di Vantaggiato, che aveva dichiarato di aver iniziato a pensare all’attentato poco prima di Natale dello scorso anno, concentrandosi in particolare sull’innesco, realizzato artigianalmente, e il suo funzionamento. Eppure gli inquirenti, nonostante le dichiarazioni del reo confesso, e del suo avvocato Franco Orlando, nella quale ha ribadito che il killer non avrebbe avuto complici e che quindi non ci sono altre persone che hanno partecipato ai fatti. Sono sicuri del contrario.

Il gip di Lecce, parla infatti della “presenza di altre persone nella fase preparatoria” e nel corso delle indagini è emersa anche la testimonianza di qualcuno, che ha visto un uomo alto e robusto di circa 50 anni, dalle spalle larghe, col naso pronunciato, alto circa 1,80 metri, vestito di nero, con un cappello con visiera, aggirarsi sul luogo della bomba all’1:30 del 16 maggio. Un uomo che è stato visto spingere un bidone della spazzatura in direzione della scuola.

Che l’attentatore non abbia un movente credibile, è stato dichiarato ufficialmente dagli inquirenti. Ma noi ci chiediamo anche: per quale motivo Vantaggiato nasconderebbe un complice? Perchè sembra aver totalmente rinunciato a difendersi? Potrebbe negare, ritrattare, è sempre accaduto con il subentro dell’avvocato difensore. Invece no, continua a incastrarsi da solo. Persino ammettendo di riconoscersi in un video di scarsa qualità, che non consente la sua identificazione con assoluta certezza.

Infatti persino i conoscenti, i parenti, il fratello, la moglie, nessuno lo ha riconosciuto nel famoso video dell’uomo ripreso dalle telecamere dell’edicola di fronte la scuola. E poi, per quale motivo, una volta reso pubblico quel video, non è corso al campo del padre per nascondere o tentare di eliminare tutte le prove? Perché ha fatto ritrovare le bombole, pur sapendole funzionanti e pronte all’esplosione? Dunque utilizzabili come prova regina nel suo processo? E chi è questo complice descritto dai testimoni, che gli inquirenti cercano? Troppi punti poco chiari, incoerenti, in questa vicenda. E la moglie, possibile che non si sia accorta di nulla? Che non abbia riconosciuto suo marito in quel video? Che non si sia chiesta dove si recasse durante i suoi sopralluoghi notturni?

Vantaggiato, per l’assenza di un chiaro movente e per la sproporzione di ciò che ha fatto rispetto alle motivazioni confessate, potrebbe essere un folle? A tal proposito, se prendessimo in considerazione questa evenienza, sarebbe utile sapere che la psichiatria riconosce determinati disturbi con la definizione medica di “La Folie à deux”: è una sindrome caratterizzata da deliri condivisi da due o più persone che hanno una relazione vicina ed intima. Nel 1949, lo psichiatra americano Dr.Alexander Gralnick, ne descrisse persino quattro sottotipi. Nella più comune, la folie imposée, i sintomi di un individuo attivo e dominante sono adottati da un altro soggetto sottomesso e suggestionabile. E nella maggioranza dei casi riportati dalla letteratura medica, i soggetti coinvolti nella Folie à deux sono membri della stessa famiglia.

Gralnick sosteneva che il processo fondamentale era un’identificazione della parte sottomessa, che può essere inconscia, come tentativo di mantenere una relazione intima con la parte dominante, che si sforza di mantenere un legame con la realtà mentre l’altro adempie alla necessità di dipendenza.
Quindi, l’appoggio reciproco, l’accettazione e la condivisione delle idee deliranti, combinato con l’isolamento sociale incontrato comunemente nella Folie à deux, riduce l’opportunità di avere un contributo dalla realtà ed esaminarla. Questo permette al delirio di avanzare o “risonare” all’interno della relazione. Il delirio potrebbe aumentare finché una fonte esterna non sia in grado di intervenire o finché non si verifica un’interruzione della psicosi.

Ciò dimostrerebbe tante cose, ma se invece non fosse follia? Non sarebbe certamente un mitomane, date le prove schiaccianti raccolte dagli inquirenti. Così resta la possibilità dell’utile idiota: un uomo fortemente motivato alla vendetta, e deluso dalla Giustizia, dallo Stato. Una persona troppo anziana per finire i suoi giorni in galera (carcere è rieducazione, e a quasi 70 anni ci sarebbe poco da rieducare). In difficoltà economiche. Che potrebbe aver accettato un’offerta conveniente, a fronte di un breve periodo di carcerazione, o trattamento psichiatrico obbligatorio. Ma in tal caso il mandante chi sarebbe? Vi è una certezza, in tutta questa poca chiarezza, è che la confessione di Vantaggiato ha fatto pensare alla follia accecante contro il mondo intero, contro lo Stato e i suoi sistemi ingiusti. Alla degenerazione di un determinato stato sociale: persone in difficoltà economica, che lasciate a loro stesse, non sono capaci d’altro che farsi la guerra l’un l’altro. Una guerra tra poveri e innocenti, colpendo così, a caso. Poveri e pazzi.

Non solo. Dalle indagini emerge un altro particolare raccapricciante: sei giorni prima dell’attentato di Brindisi, a Castelvolturno, a poche centinaia di metri da un istituto alberghiero, venne trovata da alcuni passanti una bombola gpl. Un ordigno assemblato male, che non sarebbe mai esploso, formato da una bombola di gas, una bottiglia e alcuni fili, ma senza innesco. E un cartello con su scritto “Colpiremo dieci volte il Capo dello Stato”. In fondo anche il Ministro dell’Istruzione Profumo, in un suo intervento, ha dubitato si trattasse dell’opera di un folle: “Una guerra psicologica fatta alla scuola”. Ai giovani, aggiungiamo noi. Alla generazione che si informa attraverso internet, quelli che votano le liste civiche e non reggono più il sistema dei partiti.

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