#VentiRighe – Raggi, a quando la sfiducia?

Ma la sfiducia esiste solo per mandare a casa governi inefficienti o minati da gravi fatti di corruzione, di insipienza politica?

A giudicare dall’avvitamento alla poltrona della sindaca di Roma si direbbe di sì, che è negato il logico parallelo tra istituzioni, tra Governo nazionale e amministrazioni locali. Cos’altro deve accadere perché le opposizioni sfiducino Virginia Raggi, la sua documentata inadeguatezza, l’ambiguità nella scelta degli assessori, uno dopo l’altro defenestrati o dimissionari per indegnità? Il caso estremo si chiama Paola Muraro, che la giovane pentastellata  ha difeso quando era già indifendibile e ora costretta con un cappio alla gola a dimettersi perché indagata “ufficialmente”.

Lei e la sindaca erano informate dell’inchiesta da mesi. E che dire dei grillini di “onestà, onestà” che non si decidono a mandare a casa la Raggi, pur convinti di aver candidato un’incapace per il Campidoglio che dopo tante defezioni perde anche uno degli assessori più importanti? Torna poi in evidenza la “bugia” di Di Maio. Dichiarò di non sapere nulla dell’indagine, smentito nei fatti ma senza conseguenze politiche. Il peggio? Arriva ancora una volta dalla Raggi che tiene per sé (!!!) la delega all’ambiente lasciata dalla Muraro. (Nella foto Raggi e Muraro)

Icone e miti

Sono oggetto di disistima, tacciato di ostilità, ritenuto polemista arrabbiato. Tutto perché non nascondo valutazioni negative sulla nascita e il progressivo consolidamento di miti creati dal marketing system in ogni settore della società. Diventano icone, per fortuna a termine, uomini politici (chi non ricorda il fenomeno Achille Lauro e ancora prima quello di Mussolini), attori, anchormen  televisivi, conduttori di talk show, attori, assi del calcio e scrittori come Roberto Saviano, astuto ottimizzatore del fiuto per temi che quotidianamente catturano l’attenzione dell’opinione pubblica e collateralmente dei lettori. Messe insieme con indubbia capacità narrativa storie e personaggi del bieco mondo della camorra, il manoscritto di Saviano è finito sulla scrivania dei potenti analisti di case editrici big che decidono per la pubblicazione o getto nel cestino della carta straccia dei manoscritti arrivati in redazione.

E’ nato così il fenomeno Gomorra alimentato sapientemente da una campagna di promozione martellante. Pubblicità cartacea, televisiva, impulsi alle vendite generati dalla notizia del povero scrittore sotto scorta, dalla polemica, ovviamente conclusa con la vittoria di Saviano, oramai personaggio vip, sul presunto plagio di articoli pubblicati dalle cronache di giornali locali. Il più letto quotidiano del Paese, la Repubblica, ne ha fatto un’icona, gli ha dedicato pagine intere ad ogni sbadiglio di uomo di successo, la sua presenza ha mobilitato folle di entusiastici fan, la sua “opera” è stata tradotta quasi come la Divina Commedia, la tv ne ha fatto uno sceneggiato da esportazione che soddisfa la libido di quanti sono portati a leggere Napoli come paradigma dell’inferno urbano. Eccetera, eccetera.

Si potrebbe transigere su tutto, ma la cronaca si oppone al colpo di spugna. A impedirlo è il paginone odierno di Repubblica, redazione napoletana, riservato alla notizia di una sala museale intitolata a Saviano, che ringrazia grato per l’onore. A quando il Nobel, i premi Pulitzer, Strega, Bancarella e affini… ma soprattutto a quando l’installazione di edicole votive con il suo ritratto, contornato da ex voto per grazia ricevuta?

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