Congresso PD Napoli. Falsa partenza. Alle 15,50 arriva lo STOP da Roma. Pausa di riflessione per trovare un’intesa unitaria.

Napoli 20 giugno. Il termine ultimo per la presentazione delle candidature alla Segreteria del PD provinciale napoletano era prevista per le ore 16.00 in via Toledo. Il primo a consegnare le firme per la candidatura è stato Livio Falcone.

Di seguito Gino Cimmino e poco prima della chiusura del termine di presentazione, ecco arrivare la terza candidatura del Sindaco di Portici, Enzo Cuomo.

“E’ l’ora del cambiamento vero” si appresta a dichiarare sul proprio profilo Facebook, Livio Falcone. Mentre partono in tempo reale i twett di Francesco Nicodemo, che vanno a notificare la candidatura di Cimmino, con 2500 firme raccolte, 1500 e 1000 circa per Cuomo e Falcone rispettivamente.

Tre candidati, tre differenti profili, tutti autorevoli. Percorsi differenti ma accomunati dalla voglia di mettersi in gioco. I giocatori erano appena scesi in campo. La partita poteva aver inizio. Ma ecco, a pochi minuti dal fischio d’inizio, lo stop dell’arbitro.

Un fax dalla Segreteria nazionale PD, firmato Migliavacca ed indirizzato al Presidente della Commissione per il Congresso della federazione provinciale di Napoli, Franco Casillo. Un invito a verificare se esistono le condizioni per una composizione unitaria che valorizzi il lavoro svolto fino ad oggi, con la richiesta, alla Commissione per il Congresso, di prorogare di 72 ore il termine ultimo per la presentazione e per l’esame delle candidature a Segretario provinciale.

Ben informati hanno fatto sapere alla nostra Redazione, che in mattinata, intorno alle 10,00 a Roma sarebbe avvenuto un incontro riservato tra l’Onorevole Andrea Orlando, ex Commissario della federazione napoletana e l’Onorevole Maurizio Migliavacca, Coordinatore della Segreteria Nazionale.

Sotto esame la situazione delle candidature alla Segreteria di Napoli, la sintesi di un lavoro svolto in 17 mesi  di commissariamento all’ombra del Vesuvio che non avrebbe portato l’auspicata unità nella dirigenza del Partito. Che si sia sottovalutata la situazione napoletana, supponendo che si fosse ormai avviato un processo unitario e di condivisione? Una decisione sarebbe stata presa, prorogare il termine della presentazione delle candidature.

E così è stato.

A Napoli la discussione ha avuto inizio, la temperatura si è subito alzata, gli animi si  sono surriscaldati, complice il clima afoso di questi giorni.

Ora ci sono poco meno di 72 ore per riflettere.

La pausa imposta riuscirà a far prevalere il senso di responsabilità necessario per far ripartire il PD a Napoli? E c’è già chi lamenta l’ingerenza romana.

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