Assistenza sanitaria in Italia: Campania ultima in classifica. Scala (SI): “hanno trasformato il diritto costituzionale alla salute in una voce di costo di bilancio”

“Prima con Bassolino,  poi con Caldoro e ora con De Luca abbiamo chiesto di impugnare il commissariamento della sanità campana perché in tal modo si sceglieva di essere solo esecutori delle politiche di austerità”

La classifica stilata da “Meridiano Sanità Index”, vede l’Italia in una posizione non positiva rispetto all’efficienza e appropriatezza dell’offerta sanitaria in ambito europeo e come il paese che presenta il maggiore indice di differenza territoriale, in particolare tra le regioni del Nord e quelle del Mezzogiorno. E tra queste l’ultima, risulta la Campania. Le valutazioni sono state ottenute confrontando quattro indici principali, ovvero efficienza  e qualità dell’offerta sanitaria, salute della popolazione e capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni di salute.

A commentare il report annuale è Tonino Scala, coordinatore regionale di Sinistra Italiana: “La Campania, ultima nell’assistenza sanitaria, purtroppo, non è una  novità. Lo avevamo detto all’atto del commissariamento regionale che saremmo arrivati a tanto ed è per queste ragioni che abbiamo contrastato con forza fin dal primo momento questa  decisione tanto sconsiderata quanto inefficace”. “E’ un dato che viene da lontano, da quando le forze che governano questo paese hanno trasformato il diritto costituzionale alla salute in una voce di costo di bilancio, in merce, destrutturando progressivamente il servizio pubblico sanitario a vantaggio degli interessi e delle logiche privatistiche, malcelando questo intento dietro alla propaganda della razionalizzazione della spesa pubblica”.

“Prima con Bassolino,  poi con Caldoro e ora con De Luca – rincara Scala – abbiamo chiesto di impugnare il commissariamento della sanità campana perché in tal modo si sceglieva di essere solo esecutori delle politiche di austerità dei governi nazionali privandosi della preziosa autonomia di governo che è propria delle regioni,  grazie alla quale si poteva e si può aprire una legittima vertenza istituzionale  con gli esecutivi, verso i  quali fino ad oggi tutti i governatori hanno  segnato una prona accondiscendenza. Ma senza un ruolo politico nazionale autonomo la Regione Campania è costretta solo ad accettare gli iniqui  parametri che si definiscono in sede nazionale, a partire da quelli dell’indice di senilità della popolazione e della ricchezza prodotta in termine di reddito complessivo, che producono solo un progressivo sfondamento del tetto di deficit annuale e, quindi, di riflesso la chiusura di reparti e di plessi ospedalieri nonché l’annullamento dei livelli minimi di assistenza sul territorio a partire dai servizi di pronto soccorso e della diagnostica”.

“Il voto di massa del “NO” referendario che ha spazzato via Renzi e che in questa regione ha reso risibile le roboanti chiamate alle armi da parte del Governatore De Luca – conclude il coordinatore di SI -, non è stato solo un forte segnale di un esteso e crescente malcontento popolare, ma anche il dato emblematico di una richiesta di cambiamento di rotta che non intende piegarsi alla demagogia degli annunci e che pretende una nuova e concreta azione di governo che faccia vivere quotidianamente la vertenza Campania prima che gli effetti del malgoverno conducano le sue popolazioni in una condizione di irreversibile inciviltà”.

Lascia un commento