Orlando e i calciatori del Napoli in visita al carcere di Nisida. Il ministro: “Sport è grande metafora. Sconfitte servono a riflettere”

Ad accompagnare il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, i calciatori del Napoli Hamsik, Mertens e il neo arrivato Pavoletti

Napoli, 5 gennaio – Il carcere non ha solo uno scopo punitivo, ma anche e soprattutto di recupero. È questo l’importante messaggio che il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha voluto portare questa mattina con la sua visita al carcere minorile di Nisida. Ad accompagnarlo, durante la visita nella struttura che ospita i laboratori dove i detenuti si occupano di pasticceria, artigianato e cucina, i calciatori del Napoli Marek Hamsik, Dries Mertens e il neo arrivato Leonardo Pavoletti (vai all’articolo).

Dai calciatori del Napoli, ha detto Orlando, “è arrivato un messaggio importante ai ragazzi: si può avere successo ma non bisogna dimenticarsi di chi si trova in una situazione di difficoltà come i giovani di Nisida e bisogna spingerli a utilizzare questo tempo come occasione di riscatto”.

“Va apprezzata – ha proseguito il ministro – la sensibilità della società sportiva e dei giocatori che venendo qui stamattina ci aiutano a mandare un messaggio all’esterno: il carcere non va dimenticato altrimenti produce solo effetti negativi, è invece importante creare ponti e rapporti tra le realtà penitenziarie e la società”.

Un messaggio che, ha spiegato Orlando “qui a Nisida può essere fatto perché questa è una realtà di eccellenza nell’ambito del circuito minorile italiano che è a sua volta un’eccellenza”. “Siamo tra i paesi con la recidiva più alta tra i detenuti adulti ma a livello europeo abbiamo la recidiva più bassa tra i minori, perché il sistema minorile funziona”, ha sottolineato il ministro.

A proposito del messaggio di rialzarsi dopo le sconfitte che è arrivato dai calciatori azzurri ai giovani detenuti, Orlando ha detto: “I ragazzi hanno bisogno di essere sostenuti ma anche di ricevere messaggi chiari perché chi ha sbagliato usi questo errore come momento di riflessione e ripartenza. Lo sport è una grande metafora: le sconfitte sono il momento in cui si ragiona e riflette. Credo che questa visita abbia lasciato un segno importante per ragazzi che non hanno visto molte cose belle in corso della loro vita e ne hanno fatte, invece, anche di molto brutte”.

Durante la visita i calciatori azzurri hanno risposto alle domande poste loro dai giovani detenuti, entusiasti di incontrarli. “Oggi ho visto Antonio ed Emanuele fare la pizza con amore, mettendoci il cuore e sono sicuro continueranno anche quando usciranno da qui”, ha detto Mertens mentre Hamsik si cimentava nella preparazione di una pizza Margherita.

A Pavoletti i ragazzi del carcere hanno intonato il coro “Pavogol” e hanno chiesto di prendere la maglia numero 9 a partire dal prossimo anno. Lui ha risposto: “Non è mai stato il mio numero preferito anche se sono un centravanti. Magari l’anno prossimo, vedremo”. Ai ragazzi del carcere la Società Sportiva Calcio Napoli ha regalato dei palloni per disputare le partite nel campetto nel campetto del penitenziario.

FOTO: tratta da corrieredellosport.it

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