Accordo mobilità Ministro Fedeli e sindacati: penalizzati ancora una volta gli studenti italiani

Accordo raggiunto tra il ministro Fedeli e quasi tutti i sindacati del settore scuola sulla mobilità dei docenti

Roma – Siglato l’accordo, in pochissimo tempo, all’insediamento del nuovo ministro Fedeli al dicastero dell’Istruzione, Scuola ed Università. Sicuramente a facilitare il raggiungimento dell’accordo è stato anche il fatto che la nuova titolare della delega all’istruzione sia una ex sindacalista, ex sindacalista Cigl.

Il nuovo accordo siglato riguarda la complicata questione del trasferimento dei docenti, uno dei capitoli più controversi della legge 107 (la Buona Scuola). E si tratta di un accordo “politico”, come sottolinea il Miur: la firma del contratto integrativo di mobilità del personale docente avverrà nel mese di gennaio.

A firmare l’accordo sono stati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal. Non ha firmato la Gilda, che non si è ritenuta soddisfatta dall’accordo. Riserve sono state espresse anche dall’Anief.

“Quello siglato è un’intesa a favore della scuola. Abbiamo avviato un percorso di responsabilità e serietà che mette al centro il funzionamento del nostro sistema di istruzione” ha commentato il ministro Fedeli. “Abbiamo tutti collaborato avendo come obiettivo il miglioramento delle condizioni della scuola, pensando a chi a scuola lavora e a chi la frequenta” ha aggiunto il ministro. Ci sono state, ha detto, anche “una qualità e un’assunzione di responsabilità nei tempi di chiusura dell’accordo, che dimostrano la serietà di chi si è seduto attorno al tavolo: del decisore politico, dell’amministrazione, delle rappresentanze dei docenti”.

Anche la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, parla di “un bel segnale” e “un buon accordo che dimostra quanto sia utile e conveniente, per tutte le parti e per l’interesse generale, valorizzare il confronto con le parti sociali”.

Ma quali sono le novità che pregiudicano gli studenti italiani? Con l’accordo siglato, tutti i docenti saranno liberi dall’obbligo di permanenza triennale nel proprio ambito o nella propria scuola. Il personale docente potrà esprimere fino a 15 preferenze: potranno essere indicate, oltre agli ambiti, anche scuole, per un massimo di 5. Questo varrà sia per gli spostamenti all’interno che fuori dalla provincia. Quanto all’individuazione dei docenti per competenze, i criteri saranno identificati in un accordo separato, che sarà sottoscritto insieme al contratto sulla mobilità.

La Gilda, che non ha firmato l’intesa, spiega che “pur in presenza di aperture quali la deroga al vincolo triennale per tutti e la possibilità di esprimere alcune preferenze su scuola per tutti, non si possa accettare che la maggior parte dei docenti venga collocata negli ambiti territoriali e sottoposta alla individuazione per competenze ovvero alla chiamata diretta”. Rifiuta i “facili trionfalismi” l’Anief, che parla di “solo un passo in avanti, ma non certo la vittoria finale contro le norme ingiuste e discriminanti, focolaio di tensioni tra il personale, introdotte con la cosiddetta Buona Scuola del 2015”.

Insomma, i docenti potranno cambiare sede di insegnamento, gli studenti cambieranno nuovamente il proprio docente di istruzione, senza continuità didattica alcuna. Era questa la soluzione? Non dovevano essere gli alunni al centro del sistema scolastico? Non sono forse gli alunni a meritare un unico docente di insegnamento per la durata del proprio percorso scolastico? Dov’è la continuità didattica e la tanto decantata tutela degli studenti italiani?

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