#VentiRighe – La “nera” nei salotti Tv

La meritata popolarità di Fiorello si pone al servizio di una riflessione condivisa da molti ma da pochi traslata in aperta condanna dei network televisivi che riempiono gran parte delle ore pomeridiane e di seconda serata con succursali della pagine di “nera” di quotidiani e periodici

A mettere le mani in fatti di sangue (più cruenti, horror e nefandezze  propongono, più hanno spazio nei salotti) sono più di altri il programma “Pomeriggio Cinque” di  Mediaset, affidato a Barbara d’Urso e “La vita in diretta” condotto in tandem da Marco Liorni e Cristina Parodi. Gli studi televisivi ospitano femminicidi, casi di padri e madri che uccidono i figli, di figli che ammazzano i genitori, vecchie storie giudiziarie riportate in luce con processi supplementari.

A dissertarne si convocano psichiatri, criminologi, giornalisti di genere, inviati. Lo schema, collaudato, sollecita il piacere dell’orrido e del mistero di cui si nutre, per una sorta di dipendenza indotta, una porzione sorprendente di utenza televisiva. Lo stratagemma è ben visto dai vertici aziendali che con il minimo impegno economico riempiono ore di trasmissione.

Ci voleva Fiorello per chiedere di  restituire la cronaca nera agli addetti ai lavori di Tg e quotidiani della carta stampata? Ma poi, nella reiterazione di crimini, dell’acido che sfigura le donne, di rapine con l’uccisione delle vittime, di delitti-suicidi di padri e madri che ammazzano i figli, può essere anche responsabile la tragica emulazione di quanto mostrano senza adeguati filtri le trasmissioni in questione?  E che dire di “Torto o ragione” di Rai con tanto di giudice, testimoni, pseudo espetti e giuria popolare, per processi virtuali che provano  a dirimere risse familiari con chiassate da cortile o dell’omologo di Rete 4 della Palombelli.

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