Dal San Paolo al San Carlo, breve storia di un mito

Lettera aperta di Gerardo Mazziotti, architetto, giornalista e dichiarato tifoso del Napoli dagli anni cinquanta al sindaco de Magistris

Mazziotti chiede il perché della cittadinanza di Napoli al calciatore Maradona, ma soprattutto l’incomprensibile scelta di non rispettare l’ovvia priorità del riconoscimento a un illustre napoletano d’adozione qual è Aldo Masullo, che in sintesi è descritto così: “Ha illustrato la città di Napoli in campo culturale e politico. Ordinario di Filosofia Teoretica della Federico II, Medaglia d’oro del ministero della Pubblica Istruzione, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione “Gian Battista Vico”, è stato consigliere comunale di Napoli e candidato Sindaco, deputato e senatore. A dispetto dei suoi 93 anni, portati alla grande, è ospite d’onore dei numerosi congressi di filosofia che si svolgono in Italia e nel mondo. Il quotidiano La Repubblica del 10 aprile 2016 ha dedicato due pagine al più grande filosofo vivente”.

Riflessione ineccepibile. Una seconda polemizza sull’ospitalità del sontuoso teatro San Carlo concessa alla celebrazione del giocatore e voluta dal fanatismo della tifoseria napoletana, di pari esaltazione al doppio livello degli ultra e di alcuni intellettuali in pieno e duraturo fervore calciofilo. Di colpa relativa è responsabile chi gestisce il tempio della musica, evidentemente interessato alla visibilità mediatica del teatro per un ritorno di attenzione propedeutico alla sua valorizzazione e perché no a finanziamenti adeguati. Una mano, anzi due, alla promozione dell’evento Maradona, è offerta generosamente dal quotidiano della città.

Il Mattino di questa domenica pre-celebrazione propone un inserto di sedici pagine. Nella prima campeggiano una mega foto del campione argentino e il titolo a piena pagina e caratteri cubitali “Maradona. Dal San Paolo al San Carlo”, contornato di titoli complementari: “L’epopea. Diego e Napoli l’eterna vittoria dell’adolescenza”. “Il legame del fenomeno che resiste nel tempo. Una passione infinita”. “Lo show tre volte 10. L’omaggio di Siani. Con lui domani sul palco del teatro più bello”. All’interno? Una gigantografia del calciatore, un titolo da vendetta del Sud “Zittimmo il Nord razzista”. E dall’entusiasmo del comico Siani, gran cerimoniere della manifestazione “Per un artista come lui il San Carlo è giusto”. Altri esempi di impegno  creativo del giornale: “Il clima di fibrillazione indica la voglia di rivivere quelle magie”. “Il nostro omaggio al re scugnizzo” a firma di Lina Sastri, Clementino e Peppe Lanzetta. “Eravamo un  popolo, ritrovammo un comune senso di appartenenza”, “Una nostalgia infinita, quanto ci manca”,  parola dell’ex segretaria, dell’autista e del titolare del bar Nilo custode di una reliquia (di San Diego?). “Aiutava sempre i più poveri”, è il tributo al Beato Armando, “Urlava vamos e noi vincevamo”, commenta Bruscolotti, terzino d’epoca. “Diego, la stella che ancora splende sui sogni di Napoli”.

Con il permesso degli adoratori di Maradona questa nota non si conclude con il ricordo del suo gol più bello e neppure di quello segnato con la “manina de oro”. Nel Napoli dello scintillante “pibe” il centromediano (si chiamava così l’attuale libero) era Renica, noto per lanci di cinquanta metri. Maradona ne intuì traiettoria e velocità. In corsa, preparò il piede a intercettarlo, lo colpì con una magia per farlo impennare e finì sul piede di Giordano che da centravanti di talento lo spedì in rete al volo. Ma basta per fare di Maradona un mito?

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