Renzi torna a parlare in pubblico dopo il referendum: “Il Pd potrebbe vantarsi del Jobs Act”. E attacca il M5S: “Sono solo un algoritmo”

Intervistato da Repubblica, l’ex premier annuncia una nuova classe dirigente per il Pd, difende il Giglio magico e torna ad intestarsi il 41% del referendum

Il Pd potrebbe vantarsi di un Jobs Act votato dalla sinistra, di unioni civili votate dai cattolici (ma senza la stepchild adoption, ndr), della legge sul caporalato, del miliardo e otto stanziato per la povertà, degli oltre 17 miliardi di recupero dalla lotta all’evasione e dall’abbassamento delle tasse”. Lo ha affermato l’ex premier Matteo Renzi, che torna a parlare in pubblico con una lunga intervista a Repubblica, dopo oltre un mese di lunghi silenzi, a seguito della sconfitta al referendum costituzionale.

Sconfitta che per stessa ammissione di Renzi è stata una lezione, salvo poi smentirsi subito dopo intestandosi il 41% dei Sì al referendum. “Non è che il 59 per cento è un voto politico e il 41 no”, afferma. “O siamo al paradosso per cui Renzi conta solo nei voti contrari e non in quelli a favore? Il 59 per cento è molto diviso al proprio interno, il 41 no. Temo che qualcuno faccia i conti senza l’oste”, afferma l’ex premier.

Renzi tesse le lodi delle sue riforme e parlando degli 80 euro sostiene di aver operato con il suo governo “la più grande redistribuzione di reddito della storia fiscale italiana”, anche se si rammarica di “aver accettato che fosse presentata come una mancia”. No, evidentemente non lo era.

Il Giglio magico? “Ho sempre cercato di scegliere i più bravi. Ogni leader nel mondo ha un gruppo di collaboratori storici. Boschi e Lotti sono due persone straordinarie, professionisti eccellenti”. E proprio del ministro Luca Lotti, indagato dalla Procura di Napoli per favoreggiamento e rivelazione di segreto per la fuga di notizie nell’inchiesta Consip, Renzi prende le difese: “La mia linea è sempre la stessa. Noi chiediamo ai giudici di fare presto, sempre. Bene le indagini, ma si vada a sentenza. Qualcuno ha violato la legge? Si dimostri con gli articoli del codice penale, non con gli articoli dei giornali. E chi ha sbagliato, se ha sbagliato, paghi”. Renzi non dice se era informato dell’inchiesta segreta sulla Consip.

L’ex premier rivendica le scelte fatte nelle nomine, anche dei vertici Rai. “Alla Rai ho scelto un capo azienda del mestiere e l’ho lasciato lavorare”. “Scelto nel bouquet della Leopolda”, fa notare l’intervistatore. “Non mi pare – dice Renzi – che partecipare a un convegno alla Leopolda sia un reato. L’amministratore delegato l’ho scelto per il mestiere, gli ho dato i poteri con la legge e i soldi con il canone in bolletta. Per il resto sfido chiunque a dire che ho messo bocca in una sola nomina. L’unica cosa che è veramente figlia di una mia proposta è stata la cancellazione della pubblicità dalla tv dei bambini. Sul resto io devo solo cercare il meglio per il futuro delle aziende. E lo farò anche per il Pd”.

Poi Renzi critica Grillo, che “vince se denuncia il male, non se prova a cambiare” e i Cinque stelle, che sarebbero “un algoritmo, non un partito”. “Quei ragazzi – afferma l’ex premier – sono già divisi, si odiano tra gruppi dirigenti, fanno carte e firme false per farsi la guerra”.

Parole a cui risponde a distanza il deputato Roberto Fico, secondo il quale: “Renzi, avendo problemi nel Pd, preferisce guardare in casa dei altri. Dice che faranno un programma di governo in modo originale, ma noi lo stiamo già facendo”.

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