Caos Scuola, “Presa Diretta” svela: oltre 100 mln di euro spesi in sistema informatico Sidi e algoritmo

La trasmissione Presa Diretta, in onda ieri sera su Rai 3, è stata da molti che lavorano nel mondo della scuola, criticata per la parzialità dell’informazione data sulla questione relativa al caos che attualmente vivono le scuole italiane. Ma ha rivelato quanto il Miur ha speso per alimentare il Caos Scuola

Un dato di verità però bisogna riconoscerlo alla trasmissione, che ha svelato la cifra spesa dal Miur la gestione informatica del sitema Sidi. Oltre 23 milioni di euro l’anno l’informatizzazione delle domande di mobilità, delle candidature ai concorsi e delle domande agli Esami di Stato che passano per il sistema Sidi.

L’importo infatti è stato svelato durante la puntata sul “Caos Scuola” della trasmissione “Presa Diretta”, andata in onda su Rai 3 lunedì 23 gennaio.

Diversi insegnanti hanno raccontato la loro vicenda personale, con  anzianità di servizio, e quindi punti in graduatoria, che però non sono bastati ad evitare di essere trasferiti a centinaia di chilometri da casa per poter insegnare. Gli stessi docenti, hanno inoltre espresso i loro dubbi sul fatto che alcuni colleghi con molti meno punti in graduatoria siano riusciti ad ottenere il ruolo praticamente sotto casa.

Ed, infatti, per tale motivo, hanno fatto ricorso contro il Miur. A seguito di ricorso, alcuni docenti, hanno ottenuto solo una procedura di conciliazione e la deroga al blocco di mobilità triennale, anche rispetto alla stessa Legge 107/15. Motivo per cui due milioni e mezzo di studenti hanno ancora una volta cambiato più volte il loro insegnante in pochi mesi dall’avvio dell’anno scolastico.

L’appalto per la gestione dei sistemi informatici del ministero della Pubblica Istruzione è stato vinto da Hp Italia e da Finmeccanica, per un importo di oltre 100 milioni di euro. “Le abbiamo contattate entrambe – dice il giornalista della trasmissione, Macina – Finmeccanica ci rimanda ad Hp, in quanto è lei l’azienda mandataria del raggruppamento di imprese. Ma il gruppo Hp non rilascia dichiarazioni sui suoi contratti con il ministero e non intende commentare cosa può essere successo nel funzionamento della scuola italiana. E allora abbiamo chiesto anche al ministero”.

Anche il tentativo con il ministero di Viale Trastevere non ha avuto esito positivo, nessuna risposta: il giornalista non è riuscito nemmeno a conoscere la formula dell’algoritmo sulla mobilità, ma ha appreso quanto sia costato agli italiani: “più di 400mila euro. “Sull’algoritmo – racconta sempre nel servizio – alla fine a decidere saranno i tribunali. Ma vi è di più, gli errori del sistema hanno irritato anche l’ex premier Renzi”, che, in tv, prima della caduta del suo Governo disse: “sulla Buona Scuola abbiamo fatto molte cose, alcune di queste non hanno funzionato come avremmo voluto”. L’ex premier ha quindi confermato che occorreva “essere più bravi a gestire questa vicenda”. E ancora: “mi domando sempre, come abbiamo fatto a mettere tre miliardi nella scuola e a far arrabbiare tutti”, ha ammesso Matteo Renzi.

Adesso gli italiani e i docenti sanno come sono stati investiti i soldi stanziati per la scuola e per l’assunzione dei docenti precari, abilitati e non. Il rendiconto dei soldi spesi dal ministero dell’istruzione ed in particolare le somme stanziate per per l’affidamento dei servizi di monitoraggio sui contratti di sviluppo e gestione del sistema informativo del ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca  è visibile via internet sul sito dello stesso ministero dell’Istruzione: tra le 75 pagine che lo compongono, si legge infatti che l’erogazione di vari prestazioni informatiche (legate allo sviluppo e la manutenzione del Sidi) è costato al Miur: “Euro 117.079.390, più Iva. Soldi che il ministero dell’istruzione avrebbe potuto spendere per avviare nuove assunzioni di docenti precari e garantire la continuità didattica di cui tanto si parla solamente.

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