De Luca e i commissari alla sanità litigano. I cittadini campani ci rimettono la salute e spesso rischiano la vita

Il presidente della Regione Campania torna ad attaccare i commissari alla sanità campana. A rimetterci per ora sono solo i cittadini, come dimostra la cronaca giornaliera proveniente dagli ospedali campani

Napoli, 26 gennaio – La luce in fondo al tunnel nella sanità campana, purtroppo per i cittadini di questa martoriata Regione, ancora non si vede. La ricetta del commissariamento non sembra aver funzionato, forse era sbagliata la cura. La sanità campana è commissariata da 8 anni e se è vero che i debiti sono stati tagliati, va raccontato che l’assistenza sanitaria è scadente, come testimoniano i Lea (i Livelli essenziali di assistenza) e la cronaca giornaliera proveniente dagli ospedali campani.

Questa è la situazione mentre il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, continua ad attaccare i commissari alla sanità in un botta e risposta più o meno giornaliero. “I commissari alla sanità in Campania prendono stipendi da 10mila euro netti al mese pagati dai cittadini campani: è più di quanto percepisce il presidente degli Stati Uniti per un impegno di un giorno e mezzo a settimana”, ha detto in queste ore De Luca. Lo stesso ha richiamato l’esecutivo e il ministero della Salute “a trasferire le competenze nel campo della sanità alle istituzioni democraticamente elette”.

Ma il governatore non è il solo a prendersela con i commissari della sanità. Contro di loro anche alcuni manager delle Asl e di alcuni ospedali, che in queste ore ne hanno criticato l’operato attraverso una lettera aperta alla stampa. “Dicono i commissari che ‘la Campania è ospedalocentrica’, siamo d’accordo – si legge – ma cosa è cambiato dal 2009, quando iniziò il commissariamento della sanità campana da parte del governo? ‘Sono necessarie le case della salute’, dicono ancora i commissari. È una diagnosi che in otto anni abbiamo ascoltato dai diversi commissari, senza che poi seguisse una cura. Gli otto anni di commissariamento hanno generato solo una riduzione di 15.000 professionisti nel nostro sistema Sanitario Regionale, portandoci così facilmente ad una virtù finanziaria che ha causato un drastico calo della capacità di assistere i cittadini”.

“Quello ottenuto – proseguono nella lettera i manager – è stato un puro lifting finanziario, realizzato a scapito della salute di milioni di campani. In questi anni, infatti, non si è mai intervenuti sui reali meccanismi di formazione della spesa”. I direttori generali ricordano che “la programmazione della sanità dal 2009 si fa producendo un valzer di piani ospedalieri e territoriali. Tutti inapplicati perché inapplicabili e nessuno realmente realizzato confrontandosi quotidianamente con l’organizzazione della sanità regionale”.

“Ci siamo ritrovati – spiegano – con specialisti ambulatoriali chiamati a eseguire interventi di alta specialità, infermieri costretti a fare il lavoro degli inesistenti Operatori Socio Sanitari e un’età media dei professionisti tra le più alte d’Italia”. I manager criticano anche il piano ospedaliero 2016-2018 stilato dai commissari. “In questo caso si parla di Case della Salute, Unità complesse di Cure Primarie, Continuità assistenziale pediatrica, senza che vi sia la valutazione di quali risorse economiche, professionali e strutturali siano necessarie”.

Secondo i manager il piano territoriale di recente pubblicazione “non ha visto la partecipazione di nessun direttore di azienda sanitaria locale”. Sui Lea, i direttori sottolineano che “i parametri in cui la Regione Campania risulta non performante sono tutti riferibili a prima del nostro insediamento: nelle organizzazioni complesse l’inerzia degli effetti di quello che si fa, o che non si fa, si scarica nel lungo periodo, e la relativa analisi pertanto non si presta a fotografie che non incorporano il fattore tempo. Non tenerne conto – concludono –, è segno di inadeguatezza o di sterile strumentalizzazione o, peggio, di scarica barile”.

La situazione della sanità campana è insomma un vero caos. Andrebbe fatto notare che i commissari di governo alla sanità possono anche prendere lo stipendio che effettivamente ricevono (sui 9mila euro al mese, ndr), ma che i Lea vedano la Campania sotto la sufficienza dell’assistenza sanitaria non è assolutamente accettabile. È notizia dell’altro giorno che ad Agropoli, i parenti di un uomo feritosi con una motosega mentre tagliava la legna, che necessitava di una siringa di gammaglobulina antitetanica, siano stati costretti a viaggiare fino a Roma perché oltre al pronto soccorso dove l’uomo ha ricevuto le prime cure (a Vallo della Lucania), tutte le farmacie della provincia di Salerno e Napoli ne erano sprovviste. Farmaci che sono salvavita, perché di tetano si può morire, in Campania sembrano essere spesso introvabili. Storie di ordinaria inciviltà.

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