#VentiRighe – Dopo 50 anni, nuovi venti di scissione

Indimenticabile la frattura che nel Pci determinò la dolorosa scissione guidata da Lucio Magri e altri dissidenti: cosa ha prodotto nel tempo è scritto nella storia della sinistra

Nuclei di distaccati hanno popolato lo scenario dell’ingarbugliata politica italiana vivacchiando tra opposizione barricadera e poco significativi spazi di agibilità parlamentare, accordi estemporanei con la maggioranza degli eredi di Berlinguer e aperti contrasti. Il processo di involuzione della sinistra storica, che ha imbarcato frange moderate di estrazione democristiana e centristi senza patria, ha provocato la contestazione della minoranza in forme variegate di leadership poco coese (Fassina, Civati, Cuperlo, Bersani), la più astiosa e disfattista interpretata da D’Alema. Sua la minaccia di scissione che in questi giorni volteggia nel cielo del Pd e ripropone antichi riti del dissenso interno.

Renzi, tornato protagonista di strategie di partito e di linee guida del Pd, trova assonanze con la destra e 5Stelle nell’evocare il responso delle urne a breve termine con obiettivo la conquista del 40%. Ottimismo sconsiderato o espressione di vanagloria? L’unica motivazione per giustificare l’urgenza del voto è nella consapevolezza che il populismo possa diventare uno tsunami italiano a rimorchio di Trump, May, Le Pen, Erdogan e soci, processo in progress da anticipare per quanto è possibile. Il pessimismo della ragione fa temere il compito somigli alla disfida Davide-Golia, questa volta con un minaccioso esito favore del gigante.

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