Resiste il bunker rosanero. Napoli 1, Palermo 1

Diego Lopez, fresca vittima di Zamparini, che detiene il record mondiale di allenatori licenziati e sostituiti, tornato in Sicilia accenderà lumini e lampade votive sotto l’immagine di Sant’Helenio, di cognome Herrera, teorico del prima non prenderle, in altre parole del famigerato catenaccio che gli fruttò lo scudetto

Non succederà che il tecnico uruguaiano del Palermo compia il miracolo della salvezza, ma la trasferta napoletana gli è valsa la soddisfazione di uscire indenne dal San Paolo con il metodo Herrera. La dea bendata gli ha dato una mano al sesto minuto del primo tempo quando ha distratto i difensori centrali del Napoli e ha concesso a Nestorovski di colpire di testa un cross che doveva essere facile preda di Albiol e Maximovic. Pallone alle spalle di Reina, 0 a 1.

Da quel momento i siciliani hanno eretto un muro compatto, alla Trump e il Napoli ha cozzato contro questa trincea affollata di avversari. Al novantacinquesimo, lo scout racconta di sessanta attacchi degli azzurri contro cinque/sei innocui, di una decina di situazioni gol, di quattordici calci d’angolo e di interventi saracinesca di Posavec che ha riscattato con gli interessi la plateale papera al minuto ventuno della ripresa, quando  un  tiro fiacco di Mertens gli è scivolato dalle mani come fosse sapone ed è finito in rete.

Uno a uno. E’ finita con gli azzurri all’arrembaggio, ma con ogni centimetro del fortino rosanero chiuso a chiave con undici mandate. Aveva ragione Sarri. Alla vigilia ha previsto le difficoltà di una gara ostica e di un’avversaria avvelenata dalla posizione di classifica che prelude alla retrocessione  e prova a lasciare il massimo campionato con qualche colpo di coda in omaggio ai suoi calorosissimi tifosi, che anche al San Paolo si sono fatti sentire. Il Napoli, perde l’opportunità di agganciare la Roma al secondo ma non merita rimproveri.

Per l’intero arco del match ha lottato con caparbietà, le ha provate tutte per infrangere la barriera umana dei rosanero e non c’è riuscito per un niente. Gli ultimi minuti hanno opposto la tattica difensivista di Lopez, con uno schieramento 1-6+4 “indietro tutta”, nessun attaccante e il Napoli in assedio al forte, ma impossibilitato a sfondare al centro per lo strapotere fisico dei centrali palermitani e la leggerezza del triangolo offensivo Callejon, Mertens Insigne non compensato dall’ingresso di Pavoletti, ancora pesce fuor d’acqua, cioè con il motore in rodaggio.

Per tre quarti del match ha pesato l’assenza di un vero centravanti e il rientro di Milik è atteso come manna dagli affamati nel deserto. Nel rimpianto per l’occasione sciupata e la delusione dei quarantacinquemila del San Paolo, meritano elogi le mani che hanno esposto sugli spalti lo striscione con un grande cuore al centro e la scritta “Napoli ama l’Abruzzo”.  (Nella foto il redivivo Ghoulam rientrato dall’Africa)

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