#VentiRighe – Odio-amore e nel mezzo Trump

“Dissenso? Chi non aderisce al programma, può andare”

Non è vero che l’incredibile Trump rischi il linciaggio politico globalizzato, ma i prodromi ci sono tutti. Una quota non rilevante del mondo sta dalla sua parte e occupa il panorama variegato di populismo, razzismo e simili congiunzioni con il capitolo generale che si riconosce nel nazifascismo. Dalle nostre parti non ne fa mistero l’accozzaglia regressiva che mette insieme Salvini, la Meloni, neo rigurgiti della destra nostalgica del ventennio, ovvero la neo accoppiata Alemanno-Storace, pezzi di Forza Italia e qualche frangia inconsulta dei 5Stelle. Ma immediatamente preoccupante è quanto accade in Canada. Alexandre Bissonnette, il giovane autore della strage nella moschea di Quebec non sarebbe un terrorista indottrinato dal Califfato.

E’ uno studente di Scienze politiche che non nasconde apprezzamenti per Trump, la neofascista francese Le Pen e gli israeliani, non proprio tolleranti nei confronti del mondo musulmano. Detto di chi gongola per la svolta antidemocratica degli States che Obama teme possa privarli dei valori fondamentali, è chiaro che mister Trump ha rapidamente conquistato un imbattibile record di contestazioni. Gli sono contro molti Paesi democratici anti tycoon con i quali gli Stati Uniti hanno costruito uno storico status di alleanze ed è esplicita, netta, la condanna di Germania, Francia, Inghilterra, dei vertici europei, dell’Onu, di scrittori, registi, intellettuali. Conta di più la certezza che esplode anche l’opposizione interna. Cortei oceanici, imponente quello delle donne in rosa, hanno riscontro nei settori vitali del Paese antagonisti dei primi provvedimenti firmati dal neo presidente contro l’immigrazione.

La Casa Bianca è sommersa di fax, telegrammi e messaggi di indignazione. Protestano i consolati Usa, moltissimi sindaci, magistrati e procuratori generali. Grandi imprese fanno sentire la loro voce di dissenso ed è aperta la gara di potenti multinazionali che rispondono all’ostracismo nei confronti dei musulmani con l’impegno ad assumerne migliaia. La famosa catena di caffetterie Starbucks assumerà 10.000 rifugiati in tutto il mondo nei prossimi cinque anni in risposta al decreto anti-immigrazione del presidente americano. Google stanzia un fondo di 4 milioni di dollari, integrati da donazioni dei dirigenti per immigrati e rifugiati.

Contributi di 3 milioni per la difesa legale dalla Uber, di un milione per i prossimi quattro anni dalla Lyft. I vicini del Canada accolgono temporaneamente quanti sono bloccati negli aeroporti dal diktat di Trump. Il despota Trump risponde con accertata protervia. Silura la ministra della giustizia ad interim nominata da Obama, contraria al bando degli immigrati, rimuove anche il direttore ad interim dell’ufficio Immigrazione e frontiere e accompagna le epurazioni con la minaccia: “Dissenso? Chi non aderisce al programma, può andare”. L’alto commissario dell’Onu per i diritti umani commenta duramente che il blocco dell’emigrazione è un atto illegale, meschino e malvagio. (Nella foto la marcia delle donne in rosa di Washington)

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In breve.

Il neo garantismo del “comico” e della sua diletta Raggi, riceve uno schiaffo in faccia dal Campidoglio che si appresterebbe a riesumare  gli incentivi per i vigili urbani della capitale, proporzionali alle multe erogate, sistema già in vigore, contestatissimo nel 2006. In pratica più fai verbali di contravvenzione, più guadagni. Insorge la Federconsumatori: la trovata grillina serve a compensare i tagli agli stipendi dei vigili e il loro noto assenteismo,  a scapito degli automobilisti.

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Il precedente è di Sorrento che impose un ticket d’ingresso nella cittadina costiera, ma il più illustre esempio spetta alla city di Londra dove per accedere bisogna sborsare dieci sterline. Ora è la volta di Barcellona, dove la sindaca Ada Colau trasforma il pedaggio in numero chiuso, collegato al limite dei posti letto disponibili. Motivo? L’invasione dei turisti che in alcuni periodi dell’anno superano di 4 volte il numero degli abitanti. L’invidia del sindaco di Napoli è assicurata. Magari il problema toccasse la città che governa.

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