Il Consiglio comunale di Napoli approva il bilancio di previsione. Ma ai Revisori, i conti non tornano.

Nel portale  del Comune di Napoli leggiamo la notizia:

“Comunicato Stampa del Consiglio del 22/06/2012

Il Consiglio comunale ha approvato il bilancio di previsione

Dopo 27 ore ininterrotte di lavoro, il Consiglio comunale ha approvato il Bilancio di previsione 2012: 1) Approvazione dello schema del Programma Triennale dei lavori pubblici per gli anni 2012/2014 dello schema dell’elenco annuale dei lavori pubblici da realizzarsi nel 2012; 2) Approvazione dello schema di Bilancio Annuale di Previsione per l’Esercizio 2012 recante in allegato i documenti previsti dall’art. 172 del D. Lgs. 267/2000 ss.mm.ii. della Relazione Previsionale e Programmatica e dello schema di Bilancio Pluriennale per il periodo 2012/2014; 3)Politica dei tributi locali ed indirizzi per il contrasto dell’evasione e all’elusione dei tributi locali).

Così il voto finale: 27 sì (IDV, Napoli è Tua, Federazione della Sinistra), 8 astenuti (PD, SEL, UDC, Zimbaldi del Gruppo Misto), 1 no (Moretto del PDL Napoli).

Il Capo ufficio stampa Mimmo Annunziata”.

Praticamente un travaglio.

Alcuni giorni prima del 19 giugno, data in cui si è cominciato a discutere sulla manovra, in Commissione Bilancio, presieduta da Elpidio Capasso, i Revisori dei Conti avevano illustrato il proprio parere. Nella relazione letta dal presidente del Collegio, Palma, è stato evidenziato che il bilancio di previsione 2012 – una manovra che sfiora i 3 miliardi di euro – presenta un maggiore disequilibrio rispetto agli anni precedenti anche se sono evidenti gli aspetti di discontinuità riferibili soprattutto alla volontà dell’Amministrazione Comunale di fare chiarezza su tutta una serie di problemi che, come una zavorra, pesano sui bilanci da diversi anni.

Accanto a questo, però, il presidente dei Revisori ha focalizzato sugli elementi di rischio del bilancio in discussione. Questi aspetti sono legati anche ai rilievi della Corte dei Conti che ha messo sotto la propria lente soprattutto il problema dei crediti di dubbia esigibilità. La risposta dell’Amministrazione è stata la delibera con la quale sono state sospese le procedure relative al rendiconto 2011 che quest’anno, di conseguenza, sarà approvato dopo il bilancio di previsione per il 2012.

Nel merito, il Collegio dei Revisori dei Conti, sul bilancio di previsione per il 2012 e pluriennale per gli anni 2012-2014, ha espresso un parere favorevole, ma  con riserva. Le riserve del Collegio riguardano vari importanti aspetti. Innanzitutto, la non congruità delle previsioni del Fondo di svalutazione dei crediti e la non attendibilità delle entrate previste sulla base delle risultanze del Rendiconto 2010 (che si traducono, nell’attuale bilancio, in un avanzo di amministrazione di oltre 84 milioni di euro).

Tali entrate, osservano i Revisori, sono presunte in quanto non è stato ancora approvato il rendiconto 2011 e l’analisi fatta dagli uffici nella sua preparazione – ora sospesa – evidenzia che le entrate saranno minori di quelle previste, in particolare quelle da contravvenzioni e quelle da fitti attivi del patrimonio comunale. Su questa base, il Collegio invita l’Amministrazione ad uno stretto monitoraggio e verifica delle riscossioni.

Nonostante che per il 2014 il Comune di Napoli dovrà, come tutti gli altri Comuni, fare un Bilancio consolidato, manca attualmente la possibilità di accertare l’attendibilità delle previsioni di spesa e di entrata delle Società Partecipate per le quali, nell’attuale documento, vengono riportate i dati dei bilanci del 2010 (su 23 partecipate, solo 3 bilanci 2011 sono pervenuti al Collegio dei Revisori).

In conclusione, il Presidente Palma ha evidenziato che, nonostante il bilancio rientri nelle prescrizioni del patto di stabilità, il disequilibrio che potrebbe verificarsi all’atto dell’approvazione del rendiconto 2011 – se verranno accertate minori entrate rispetto a quelle previste, producendosi così un disavanzo – creerebbe per il Comune di Napoli conseguenze gravi con il rischio di acquisire il quinto dei parametri che definiscono un Ente strutturalmente deficitario.

Molte le domande poste dai consiglieri – Iannello, Rinaldi, Antonio Borriello, Mansueto, Fucito, Lebro, Palmieri – alle quali, dal punto di vista tecnico hanno risposto i Revisori dei Conti.

E poi ci sono gli aspetti politici, di non poco conto: il sindaco De Magistris dovrà affrontare il rimpasto e tutti i partiti dovranno esprimersi sull’operato degli arancioni.

PD e SEL, come si evince dal comunicato stampa, non hanno votato  il Documento Contabile.

La maggioranza del sindaco si è ridotta, ma resta pur sempre la maggioranza.

Di seguito, la lettera di Peppe De Cristofaro, segretario provinciale di Sel, da Repubblica del 23 giugno.

SPERANZA DI CAMBIAMENTO – Caro direttore, le vicende che stanno attraversando in questi giorni il Comune di Napoli e la nostra solidarietà all’ormai ex assessore Narducci ci impongono qualche considerazione politica per meglio precisare la posizione di Sinistra Ecologia e Libertà. Abbiamo riconosciuto, fin dai giorni immediatamente successivi al primo turno elettorale, di aver fatto un errore nel non sostenere la candidatura di Luigi de Magistris a sindaco di Napoli, e di non aver compreso che una parte ampia, amplissima, di popolo della sinistra e, più in generale, di cittadini napoletani, aveva visto una speranza di cambiamento e finanche di rottura rispetto a molte logiche del passato.

SOSTEGNO – Abbiamo detto del nostro errore più volte, localmente e nazionalmente, e abbiamo scelto da subito un profilo totalmente disinteressato rispetto agli aspetti della gestione e della nostra eventuale presenza nella squadra di governo, privilegiando invece il supporto al sindaco innanzitutto a partire dalla realizzazione del programma elettorale. Per questo motivo abbiamo fortemente sostenuto alcuni tra i primi provvedimenti presi. La scelta di non fare il termovalorizzatore nell’area orientale, la valorizzazione della raccolta differenziata, la scelta di trasformare la spa Arin in tema di pubblicizzazione dell’acqua, la pedonalizzazione del lungomare, ci hanno visto molto d’accordo, e con esse il tema, più generale, della “centralità del bene comune”.

DISSENSO – Questo nostro sostegno non ci ha impedito però di guardare con preoccupazione ad alcune significative questioni che sono emerse nel corso dei mesi, e che abbiamo deciso di approfondire nel merito. Abbiamo registrato, in particolare, due questioni di dissenso, sulle quali ci piacerebbe che si aprisse un confronto politico pubblico e ampio. Una di metodo e una di merito.

DECISIONISMO E INSOFFFERENZA ALLE CRITICHE – Vorremmo partire dal metodo, perché ci sembra significativo il fatto che questa Amministrazione abbia sempre considerato la democrazia partecipativa come un tratto saliente della propria vicenda politica. Ebbene, l’impressione che noi abbiamo è che, al di là delle dichiarazioni di intenti e di qualche delibera, ci sia invece una distanza molto ampia tra l’enunciazione e una pratica fatta invece di decisioni molto centralizzate, poco condivise, certamente non sufficientemente capaci di stimolare quella condivisione che era stata dichiarata. Vediamo il rischio, insomma, che dietro l’evocazione della democrazia partecipativa — che peraltro noi consideriamo strumento utilissimo solo se serve a integrare, e non a sostituire, la democrazia rappresentativa — si celi invece un decisionismo inedito, ancora maggiore di quanto accadeva in passato, che può essere inevitabile in alcuni momenti ma che non può diventare la norma. Abbiamo avuto questa impressione anche quando ci siamo confrontati con provvedimenti che pure consideriamo condivisibili. La gestione della Ztl del centro storico ha evidenziato come non solo ci sia stata una sottovalutazione del dialogo con i cittadini, ma anche una certa insofferenza, da parte dell’Amministrazione, alle critiche (anche quando queste riguardano piccoli accorgimenti, diciamo così, di buon senso), cosa che consideriamo sbagliata e dannosa.

CASO ROMEO – L’altra questione invece è nel merito. In particolare, sulle principali scelte urbanistiche che la città dovrà fare nei prossimi anni. Si tratta di una discussione delicata, che abbiamo sviluppato anche con le figure istituzionali competenti (l’assessore alle politiche urbanistiche e il presidente della medesima commissione del consiglio comunale, con i quali abbiamo spesso registrato una comune visione), e che pensiamo non possa che partire dal punto fermo del Piano Regolatore Generale. Ebbene, su questo punto ci sembra che ci sia bisogno di un dibattito vero, anche a partire da alcune questioni sollevate negli scorsi giorni da Narducci, rispetto alle quali pensiamo non si possa fare finta di niente, magari spostando l’attenzione su altri aspetti relativi al concetto di legalità, che però c’entrano davvero poco con le dimissioni dell’assessore. L’insula dell’antica dogana, e, più in generale, il rapporto con Alfredo Romeo, la localizzazione della zona per edificare l’eventuale nuovo stadio del Napoli, il futuro di Bagnoli, della colmata, l’ipotesi (forse accantonata) di un impianto di compostaggio nell’area da bonificare, nonché l’idea di utilizzare i Grandi Eventi come soluzione dei problemi della città, ci sono sembrate proposte lanciate con troppa superficialità, senza una adeguata riflessione, e rispetto alle quali crediamo invece ci sia bisogno di molta discussione e molto approfondimento.

METODO E MERITO – Di questo vorremmo parlare. Metodo e merito. Non di rimpasti, di eventuali allargamenti della compagine di giunta ai partiti oggi assenti, che ci sembrano questioni non all’ordine del giorno, che vengono dopo, e non prima, quel dibattito largo che invece occorrerebbe. Nella convinzione che si possano considerare il dissenso e la critica, anche quando provengono da una forza come la nostra, che si sente parte della impresa politica che sostiene Luigi de Magistris, come un irrinunciabile contributo e non come un fastidio.

 “Nella commedia dell`assurdo, a cui sempre di più assomiglia la politica napoletana un nuovo capitolo è stato aggiunto dalle traversie del voto sul bilancio del Comune”.

Il teatro dell’assurdo si caratterizza per dialoghi senza senso, ripetitivi e serrati, capaci di suscitare a volte il sorriso, nonostante il senso tragico del dramma che stanno vivendo i personaggi (leggi cittadini).

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