2 a 0, così il Napoli con il Genoa, autorevolmente

Niente male l’idea di Juric per far male al Napoli. Partenza col turbo, difesa altissima, baionetta innestata  dei baldi genoani e pressione da lasciare senza respiro

Il Sarri da combattimento le ha provate tutte per sminuire il dinamismo frenetico di Burdisso, Rigoni, Laxalt e compagni. Per lui un Napoli sopraffatto nel gioco è indigesto  ma le incitazioni a  velocizzare la ragnatela abituale di passaggi non hanno cambiato di molto l’inerzia della partita per un tempo intero, il primo.. Gli undici di Juric, per l’energia messa in campo, sembravano spinti da una qualche mistura di ingredienti corroboranti ed eccitanti. Accertato l’assioma che la classe non è acqua, il Napoli ha lasciato che ai liguri venisse progressivamente meno l’impeto agonistico, per esaurimento delle forze e non ha corso il minimo rischio, anzi,  ha provato con un paio di opportunità  di demotivare la furia dell’avversaria, con Insigne, gran destro e volo di Lamanna all’incrocio dei pali, con un’acrobazia di Koulibaly imprecisa, ma di un niente. Agli intenditori  un’ovvia domanda: “Il Genoa reggerà i ritmi dei primi quarantacinque minuti? Logica ed esperienza hanno suggerito di rispondere “no”, impossibile” e il pronostico è stato confermato.

Il Napoli, sornione e consapevole del credito che l’accompagna per il più bel gioco e non solo del campionato italiano, ha pigiato sui pedali ha cambiato marcia, spinto a fondo sull’acceleratore e ha reso inefficaci le urla di Juric da bordo campo che chiedevano di ripetere il pressing della prima frazione di gioco. L’infortunio di Veloso, uomo d’ordine e ispiratore del gioco genoano ha spento le  velleità di impedire il work in progress degli azzurri, che marciano a medie scudetto, purtroppo contrastate, almeno finora, dai panzer della Juve. Bastano cinque minuti della ripresa per mettere in chiaro le prospettive del match. Il contrasto a un’azione insistita dell’imprendibile Mertens si conclude con una respinta della difesa in affanno. Finisce sul piede buonissimo di Zielinski. Fucilata, 1 a 0.  Due minuti dopo una potente conclusione di Diawara finisce fuori per pochi centimetri.

Grida vendetta la distrazione di Piero Giacomelli che non vede, o trova più comodo non vedere, la cintura di Rigoni che atterra Hamsik in area. Cos’altro è un rigore? Il Genoa  non ha mezzi fisici e tecnici per rimediare allo svantaggio e a nulla serve il cambio operato da Juric che nel secondo tempo richiama in  panchina Palladino, autore di una buona gara e spera di dare consistenza all’attacco con l’innesto di Taraabt. Mossa senza esito. Il Napoli governa il gioco senza eccessiva fatica, in vista della partita delle partite di Champions nella tana del Real di Ronaldo. Al minuto ventitré   Mertens, sempre, lui, buca la linea Maginot della difesa guidata da un eccellente Burdisso. La serpentina lo mette in condizioni di alzare la testa e di sfoderare un cross teso, precisissimo, per Giaccherini che intuite  le intenzioni del compagno si è fa trovare puntuale all’appuntamento. 2 a 0. Partita chiusa. L’autorevolezza di questo Napoli delle meraviglie consente di portare a compimento la pirateria esterna e di consentire minuti di riposo a Mertens e Hamsik.  Dentro Pavoletti e Sarri dovrà  inventare qualche strategia per valorizzare il suo potenziale, dentro Rog per Giaccherini, esemplare prosecuzione della fratellanza Genoa-Napoli delle rispettive tifose, che si confrontano in forme corrette di solidarietà. Il migliore del Napoli? Mertens e un sempre più convincente Zielinski. (Nella foto Zielinski)

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