Napoli, bambini in esilio

Lillina, terza elementare, rione Luzzatti, periferia marginale di Napoli

Da grande, la massima aspirazione  è “voglio fare la parrucchiera”. “Con chi andresti a passeggio?” “Con Peppe, sotto al braccio, lo rispettano tutti” Peppe è un giovanissimo quadro operativo della droga. Ha due fratelli di pochi anni e li utilizza come pusher. Niente scuola, ma in tasca lo smartphone di ultima generazione.

Sono due tra tanti picciotti senza infanzia, maturi in fretta, quando l’età del gioco e della spensieratezza è scippata dall’appartenenza a una razza altra, tirata su da madri e padri distanti anni luce dalla normale genitorialità. Ne sa qualcosa il Tribunale di Napoli. Sua la decisione di sottrarre i figli a famiglie affiliate alla cosca camorristica Elia. Sei bambini, spacciatori (da tre a treNapoli, bambini in esilioNapoli, bambini in esiliodici anni) sono stati affidati a case famiglia del Nord. Non avranno un futuro facile e sereno, ma almeno ridiventeranno bambini e chissà, potranno dimenticare i terribili primi anni di vita.

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