Sanità, il commissariamento potrebbe durare altri due anni. Polimeni: “C’è ancora tanta strada da fare”

Il commissario governativo per la sanità campana ha spiegato che per uscire dal commissariamento servono “un consolidato equilibrio economico finanziario” e “l’incremento dei Lea”

Napoli, 18 febbraio – “Per uscire dal commissariamento della sanità alla Campania servono due elementi fondamentali: un consolidato equilibrio economico finanziario e l’incremento dei Lea”. Lo ha affermato il commissario governativo per la sanità campana, Joseph Polimeni, a margine del convegno “La sanità che cambia” tenutosi venerdì al centro congressi dell’ateneo Federico II a Napoli.

Per quanto riguarda l’aspetto economico, la Campania “deve dimostrare non solo in modo annuale o biennale, ma anche in senso prospettico che ha messo in sicurezza il suo equilibrio economico finanziario”. Mentre per quanto riguarda i Lea (Livelli essenziali di assistenza), questi “vanno incrementati”. A tal proposito, ha spiegato Polimeni, “c’è bisogno di una grande rivoluzione, si è già iniziato a fare delle buone cose ma c’è ancora strada da fare”. Sull’uscita o meno della sanità campana dal commissariamento “la decisione riguarda il Governo. Se deciderà che è conclusa la nostra esperienza siamo disponibili a trarne le conseguenze”.

Peccato che la sanità in Campania sia già commissariata da 8 anni, quindi si rischia di arrivare fra due anni con meno debiti ma uguali o peggiori possibilità di cura per i cittadini rispetto a quando iniziò il commissariamento. Non solo i Lea ma anche altri indicatori fotografano la situazione drammatica degli ospedali campani. Avere i conti in ordine è importante, ma dare ai cittadini la possibilità di curarsi lo è ancor di più: questo i tecnici e qualche politico sembrano non capirlo. Ma l’art.32 della Costituzione dice chiaramente che la Repubblica “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività”. Un passaggio questo che non può sicuramente restare lettera morta e non può essere sacrificato sull’altare di tecnicismi e austerità.

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