#VentiRighe – Aborto terapeutico, sette ginecologi su dieci si dichiarano obiettori

Fatta la legge (n.194), subito l’inganno

Non solo la Chiesa, protervamente rinchiusa in steccati dogmatici miopi e anacronistici: a frenare la conquista sociale dell’autodeterminazione c’è una quota ancora consistente della politica italiana che cerca consensi elettorali e ragioni di sopravvivenza nel bacino di italiani che scelgono con la testa del parroco. Materia del contendere è questa volta l’aborto terapeutico, regolamentato dalla legge 194, scritta per tutelare la vita di donne in gravidanza a rischio per sé e il figlio che portano in grembo.

Come dice un motto popolare, fatta la legge, trovato l’inganno. Il mondo bieco degli aborti clandestini, che lucra fregandosene della legge, non ha alcuna intenzione di rinunciare ai profitti illeciti e si rifugia nell’alibi dell’obiezione di coscienza per rifiutare di praticarne nelle strutture pubbliche. Incredibile, ma purtroppo vero: sette su dieci ginecologi si dichiarano obiettori e  mettono in crisi le strutture ospedaliere in cui operano. In alcune regioni è praticamente impossibile l’interruzione della gravidanza assistita, in altre le attese sono inconcepibili. Succede che al San Camillo di Roma, dove si praticano oltre 2000 aborti l’anno, gli obiettori sono in stragrande maggioranza, al punto di impedire la copertura delle esigenze.

Che fare? L’ovvio. Si indice un concorso per assumere ginecologi, spiegando ai candidati l’esigenza di far fronte alla domanda di aborti dell’ospedale, nel rispetto della legge 194. Apriti cielo. Insorge la ministra Lorenzin, da ligia cattolica, quella delle gaffe di spot promozionali sul Fertility day, protesta la Chiesa, dimentica anche in  questa circostanza di non avere titoli per ingerire negli affari italiani.

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