#VentiRighe – Calcio batte 5Stelle 1 a 0

Si è concluso con la netta vittoria del populismo calcistico il ping-pong che ha consentito ai media di riempiere senza sforzo pagine e pagine

Lo stadio della Roma si farà a Tor di Quinto, a dispetto della logica, dell’allarme per un’area a rischio idrogeologico e dell’irragionevole priorità concessa alle bizze della Roma, alle fibrillazioni degli ultra e alla libido di parte dei grillini che contano di tradurre in consenso partitico l’euforia del tifo giallorosso.

In Campidoglio,  alle prese con i disastri della capitale, si sono arresi all’incredibile ricatto del proprietario della Roma, l’americano James Pallotta, al suo “Se non si fa lo stadio Tor di Quinto dovremo dar via i nostri migliori calciatori”. Ha vinto e i mugugni di pentastellati contrari all’operazione è stata zittita dal “comico” genovese con l’abituale piglio del despota.

Il mini stadio del presidente

Lo “spettacolo  si replica a Napoli, dove l’ormai palese tirannia di De Laurentiis muove su più fronti.  Mal digerita la sconfitta di Madrid (contro la squadra campione del mondo) il proprietario del Napoli ha praticamente tacciato da incompetente, con sgradevole pesantezza, il tecnico Sarri e gli ha imposto di impiegare il centravanti Pavoletti, che a giudicare dalla gara con il Chievo ha confermato di essere lontano da un inserimento proficuo nel gioco degli azzurri.

A proposito di stadi, De Laurentiis polemizza con toni duro con il sindaco De Magistris e minaccia “Trovo il terreno dove costruirlo. Costruire cosa? L’idea decisamente discriminatoria, cioè razzista e manifestata a più riprese, ipotizza una struttura per soli ventimila posti, a prezzi compatibili con portafogli molto gonfi, che taglierebbero fuori la gente della curva B, cioè l’intera presenza popolare di tifosi storici.

Cosa ci piace? Il crescente successo sportivo della squadra multietnica Afro-Napoli United che ha sbaragliato tutti gli avversari e vinto il campionato AICS. Questi ragazzi, emigrati da terre in guerra e senza futuro, sono la faccia buona di uno sport che muove fiumi di denaro e lo snatura. A comandare la danza miliardaria sono i petrolieri arabi, magnati Usa e da ultimi, ma solo cronologicamente, i nababbi cinesi in competizione con il resto del mondo  per accaparrarsi i migliori calciatori, alzando a cifre stratosferiche le offerte all’asta del mercato internazionale.

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