Juve-Napoli, il sortilegio dell’uno a tre

Manca la Roma all’appello e questo Napoli dell’uno a tre si affidi a un buon esorcista

Non era impossibile intuire che i guai per la difesa non impeccabile degli azzurri sarebbero arrivati con l’innesto nella macchina da guerra della Juve dell’estro superlativo di un funambolico, concreto, destabilizzante colombiano, al secolo Juan Guillermo Cuadrado Bello, in arte carta vincente che Allegri si è riservato di spedire in campo nel second time. A Sarri non è balenata l’idea di contrastarlo con un mastino come Allan perché gli sottraesse spazio e dinamismo. La trilogia Real-Atalanta-Juve sembra dunque scritta da uno sceneggiatore afflitto da monotonia inventiva, in tre copioni da copia-incolla. Il ciac “si gira” dei tre filmati racconta la grande illusione degli azzurri, in effimero vantaggio su due nobili del calcio quali sono i campioni del mondo di Madrid e i fenomeni in bianconero, in fase di record prolungato per numero di match vinti nel catino osannante del loro Stadium.

Non fosse per gli idioti di turno che hanno insultato Napoli e i suoi figli, l’euforia da vittoria del tifo juventino sarebbe pienamente giustificato. Allegri ha impostato con astuzia la strategia che gli avrebbe fatto alzare la mano con indice e medio con il segno “V” che ha reso famosa una foto di Churchill. Per un tempo ha soffocato sul nascere le intenzioni offensive degli azzurri con pressione a tutto campo e contrasti sistematici ai portatori di palla, impediti a tessere la trama di gioco a centrocampo, ammirata in altre circostanze e sfiancati nel tentativo di opporsi al palleggio prolungato di difensori e centrocampisti. Il disagio di Hamsik e compagni è stato però relativo e la prodezza di Insigne al minuto trentasei, un vero assist-magia, ha messo il pallone sul destro di Callejon, alle spalle della difesa juventina. Tocco risolutore dello spagnolo, anche se un po’ sbilenco, Napoli uno, Juve zero.

Poco altro da segnalare, oltre i cori razzisti del tifo bianconero nel “salotto buono della signora” del calcio italiano. I quindici minuti dell’intervallo hanno preparato scenografia e interpreti inediti. La Juve ingrana la quinta, stringe la porta di Reina d’assedio e lungo la schiena di Sarri corrono brividi di freddo. E’ un copione che si ripete. La difesa del Napoli soffre di fatali distrazioni e contro squadre dotate è un limite letale. Dopo centoventi secondi Dybala subisce fallo nell’area di rigore del Napoli e la responsabilità se la dividono Koulibaly e Albiol. Dal dischetto il fuoriclasse argentino è micidiale. Uno  a uno. Sarri richiama a sé Hamsik e spera in Zielinski, il capitano esce senza uno sguardo al tecnico, Mertens rileva Milik e svanisce l’illusione di contrastare la fisicità di Bonucci e Chiellini. Il sorpasso annunciatissimo è firmato da Higuain, puntuale all’appuntamento con il cross millimetrico di Cuadrado. Due a uno. Ora la Juve dilaga e il Napoli non ha contromisure da opporre. Al minuto ventitré su capovolgimento di fronte, mentre gli azzurri si accaniscono a protestare per un fallo in area juventina su Albiol, un lancio di sessanta metri è preda di Dybala. Vola l’argentino e lancia Cuadrao: due contro uno, Reina si getta sui suoi piedi, forse tocca prima il pallone della gamba del colombiano, ma è secondo rigore e doppietta Dybala. Tre a uno, ecco il sortilegio da neutralizzare. Solita storia e solito, inutile ingresso in campo di Pavoletti a pochi minuti dal novantesimo. Il timore è che l’ex genoano si perda com’è accaduto a Gabbiadini, esempio di nemo profeta in patria, che esule in Inghilterra segna da vero centravanti che è un piacere.

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