Napoli gagliardo (aggettivo romanesco): due a uno ai giallorossi

Azzurri vincenti contro squadre che giocano a viso aperto

Anche impegnando l’intero potenziale della fantasia non riuscirebbe il prolungato e masochista pasticcio della società sportiva Napoli calcio. Nel post partita di Madrid, dell’amarezza per una sconfitta parzialmente regalata agli spagnoli da un  arbitro con palese in complesso d’inferiorità nei confronti di una delle big mondiali (calcio di rigore inesistente), il signor De Lurentiis, ha spalancato la bocca per evidente mancanza di psicologia da manager e ha sputtanato, scusate il termine folcloristico, il tecnico della squadra che a detta di fior d’esperti regala all’Italia e non solo il calcio più piacevole e spettacolare. Con impeto da dittatore il presidente dei cine panettoni natalizi ha incolpato Sarri di non utilizzare i giocatori acquistati al mercato di riparazione (orribile termini trattandosi di persone) e in particolare il centravanti Pavoletti.

E’ sceso il gelo sui rapporti presidente-allenatore e quest’ultimo ha risposto immediatamente, mandando in campo l’ex genoano sapendo che non  ha ancora  assimilato i meccanismi di gioco messi a punto dalla squadra in mesi, anzi in oltre un anno. La prestazione del forte attaccante, deludente, ha dato ragione all’allenatore, alla sua prudenza nell’inserire il nuovo acquisto in un team collaudato. L’estraneità del club alle logiche della psicologia, meccanismo delicatissimo nel mondo del pallone, si è rivelata in pieno silenzio stampa. E’ trapelata la notizia di un possibile esodo di Sarri in altri lidi calcistici (leggi Fiorentina).

Alla vigilia di Roma-Napoli cosa inventare di più deleterio? Poco o niente. Sarri, per fortuna del Napoli, non si è scomposto e ha risposto con una vittoria in casa Spalletti molto più meritata rispetto al  2 a 1, comunque perentoria e acquisita a dispetto di un arbitraggio, da collocare, ma solo per carità di patria, nelle possibili defaillance di fischietti esperti e teoricamente esenti da sudditanza dai club influenti. Uno di loro si riteneva il collaudato Luca Banti.  E invece un gol negato a Mertens, perché viziato  da un insistente fallo del belga, che grida vendetta e un insieme di valutazioni tutte pro-Roma, compreso l’ultimo favore ai giallorossi dei cinque ingiustificati minuti di recupero che hanno permesso a una Roma dimessa di portare gli ultimi assalti alla porta difesa magistralmente da Reina.

Il successo della spavalda pirateria napoletana racconta più cose. Dice intanto  che gli azzurri sono vincenti contro squadre che giocano a viso aperto, senza tatticismi difensivi catenacciari e che senza un paio di incidenti di percorso la Roma occuperebbe un posto in classifica alle spalle del Napoli: comunque, distanza dimezza (57 punti il Napoli, 59 la Roma) e fine del micidiale trittico Real Madrid, Atalanta.

La cronaca, in sintesi: pur con qualche sbavatura difensiva e il cosiddetto ”giro palla” ben contrastato dalla compattezza della Roma, la partita la fa il Napoli. Il minuto ventisei del primo tempo è fatale per i giallorossi. In un varco nell’arcigna difesa studita da Spalletti, Hamsik utilizza al meglio quattro, cinque metri di spazio aperto e in velocità trova Mertens in competizione vincente con la difesa avversaria. L’assist è di rara intelligenza, il belga in velocità supera con un mezzo “cucchiaio” il povero Szczezny, uno a zero. Gli strafalcioni di Banti sembrano sfavorire solo il Napoli che corre qualche rischio per un involontario assist di Koulibaly a Perotti  che divora un’occasione di platin. Incomprensibili tocchetti difensivi degli azzurri  laddove il manuale del calcio prescrive calci lunghi per allontanare ogni pericolo. Sul fronte della Roma poco o niente.  Ripresa in fotocopia,  doppio vantaggio e di Mertens che irrompe nell’area piccola della Roma e manda alle spalle di Szczesny un cross con pallone a rientrare, partito dai piedi magici di Insigne. Due a zero. Il finale cambia per u duello perso da Hhysaj con Perotti che da fondo campo crossa per Strootman. Tiro facile, due a uno al minuto quarantaquattro. Cinque i minuti di over-time e paura di una beffa scampata. Banti fischia e tutto finisce in gloria per Sarri, testone di un toscano che eccede in proteste. Nuova espulsione, nervi poco saldi.

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