Perdere si può, ma non così

Gli azzurri entusiasmano i sessantamila del San Paolo ma non basta a portare a casa il risultato

Passi per un errore estemporaneo, si può imputare a colpa veniale  di un esperto difensore qual è Albiol e alla relativa immaturità del possente Koulibaly, ma il replay grida vendetta: contro un ariete come Sergio Ramos, noto all’intero mondo del calcio per tempismo ed elevazione superiore nell’area del “nemico”, la scelta di aspettare a zona il calcio d’angolo è sicuramente suicida. L’ingenuità degli azzurri, sconcertante dopo il capolavoro di un first time tutto colorato di azzurro, impone di meditare.

Per due volte il capitano del Real svetta praticamente indisturbato nell’area del Napoli. Se una prima volta sorprende l’intero schieramento difensivo avversario, la seconda individua nell’approssimazione il peccato mortale di Albiol e compagni con l’aggravante che il solito colpo di testa di Ramos è deviato da Mertens, dalla sua statura impropria nell’area di rigore. Gli azzurri entusiasmano i sessantamila del San Paolo per quarantacinque minuti. Il temuto Real subisce il loro forcing, l’aggressività organizzata, le invenzioni di Hamsik, l’intraprendenza di Mertens e il gol al ventiquattresimo, dell’uno a zero, premia il belga, ma non meno l’intelligenza tattica di Hamsik, il suo assist  perfetto e l’intera squadra.

Gli spagnoli continuano a subire e dopo il gol che sembra un viatico per la chance di annullare l’uno a tre di Madrid. In campo è solo Napoli. Si fa strada, però, il sospetto che Zidane abbia prescritto ai suoi un tempo di  contenimento per intaccare il patrimonio di fiato ed muscoli del Napoli. Il palo respinge un desto maligno di Ronaldo (29°), sul  palo rimbalza anche la conclusione di Mertens al minuto trentasette. Sarri è in trance agonistica e non crede ai suoi occhi, come i sessantamila del San Paolo, ma il sogno di mandare a casa Ronaldo e i suoi a testa bassa è purtroppo effimero. Nel secondo tempo, senza strafare, il Real  sventa ogni rischio di uscire dalla Champions League, con poca fatica. L’uno-due di Ramos spegne l’euforia agonistica del Napoli e subentra la rassegnazione.

Diventa tutto facile per il Real. Ferma sul nascere la spinta offensiva che parte quasi sempre dai piedi di Diawara, Hamisk tira il fiato dopo un tempo a mille, l’inerzia della partita è spagnola. Rog per Allan, Milik per il capitano “Marechiaro” ma non cambia lo scoramento per i due gol balordi subiti su calcio d’angolo e arriva la beffa nell’over time. Morata spedito a rilevare Bale, al 92° profitta di un’affannosa respinta della difesa azzurra e infligge al Napoli il peso di un’immeritata sconfitta per uno a tre, punteggio bugiardo, identico a quello di Madrid. Applausi del San Paolo, al 92° per Sarri e gli  azzurri per quanto di buono hanno regalato ai tifosi e agli esperti con un’esibizione, risultato escluso, che  tinge d’azzurro il futuro.

Basta riflettere sul centrocampo Rog, Diawara, Ziekinski, alla loro gioventù, al loro domani di giovani talenti. La delusione per l’esito del match ridimensiona il folle corollario di una città paralizzata dall’evento Real Madrid, per una buona percentuale sulle gradinate del San Paolo, nonostante il prezzo esorbitante dei biglietti e per il resto davanti al televisore, comodamente su poltrone  e divani o nei bar e nei ristoranti obbligati all’offerta di maxi schermi per i clienti.

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