Tony Cercola, musicista napoletano di fama internazionale, si racconta e ci parla del suo ultimo album “Voci Scomposte” e del videoclip “Facimm’ Ammuina”.

“Facimm’ Ammuina”, è il provocatorio titolo del Videoclip di Tony Cercola. Tratto dall’omonimo singolo inserito nell’ ultimo album “Voci Scomposte” (Inerbeat – Distribuzione Egea).

In questa nuova opera il musicista napoletano di fama internazionale, che vanta collaborazioni con artisti italiani e internazionali come Don Cherry, Brian Ferry, Enzo Gragnaniello, Roberto Murolo, Mia Martini, Eduardo De Crescenzo, Edoardo Bennato e tanti altri, ci propone brani ispirati, frutto di una ricerca propria dell’Autore, più che del grande percussionista qual è. Questo disco è l’evoluzione di un artista completo che ci regala qualcosa di nuovo, senza rinunciare alle sonorità etniche allo stato puro, come quelle che ci ha regalato negli anni della sua lunga carriera.

Il “Percussautore”, come ama definirsi, è in effetti l’essenza stessa di Cercola. Ma oltre alla musica, in questo disco ci sono anche parole, scomposte e vere, quelle della gente comune, del popolo che grida, che soffre; “la voce degli ultimi” dice egli stesso. E il messaggio arriva forte e chiaro, per tutti quelli che vogliono ascoltare , e di certo non passerà inosservato anche a quelli che faranno finta di non capire.

Ma Tony Cercola manda anche un altro monito chiaro: “c’è tanta musica in giro, che non si sa più chi ascoltare”, oggi i giovani hanno spesso le idee confuse, e dimenticano i maestri, quelli da cui si impara, e questa breve intervista “forse servirà un po’ a chiarire e a far ricordare”.

Tony, tu hai iniziato la tua carriera negli anni ’70, insieme a musicisti come Pino Daniele, Edoardo Bennato, Tullio De Piscopo. Che ricordi hai di quegli anni?

Quelli erano anni dove si imparava. Un giovane poteva ascoltare i musicisti e capire come si suona uno strumento, chiedendo consigli. Oggi suonare, è diventata una parola quasi strana.

 Cosa ne pensi invece dell’ attuale panorama musicale italiano ?

Alcune voci di oggi non sono male, anche di quelle che escono dai talent show, che sono anche l’unica possibilità che hanno oggi i giovani di farsi ascoltare. Alcune voci sono particolari, altre invece non hanno carattere, anche a causa della poca cultura musicale. Oggi quando si canta si pensa ad artisti come Mina ecc, ma questo è sbagliato, perché bisogna pensare a sé stessi. Il canto è un canto spirituale, la voce è un dono che ci ha regalato Dio, quindi bisogna usarla con personalità. Chi non ha carattere riesce difficilmente a raggiungere qualcosa. Chi ha carattere prima o poi esce fuori, prendi per esempio Tiziano Ferro, Carmen Consoli o Alessandra Amoroso.

Una delle caratteristiche della tua musica è quella di unire sonorità e tecniche di varie parti del mondo, come riesci a trovare i punti di unione di culture diverse?

Veramente questo io lo faccio da 34 anni, ma nessuno se lo ricorda. Adesso la parola etnico, viene usata molto, ma l’hanno capita solo ora, senza ricordare artisti  come ad esempio Peter Gabriel, che hanno dato molto in questo senso. Personalmente questo me lo ha insegnato il Vesuvio, io sono napoletano, e porto avanti la musica delle radici. Io mi definisco “Il Nomade Del Vesuvio” e questo l’ho dimostrato in “Voci Scomposte“, il mio ultimo album, frutto di tre anni di ricerche, e della collaborazione con quaranta musicisti.

Parlaci appunto del tuo ultimo disco “Voci Scomposte”, qual è il filo conduttore di questo album?

Il filo conduttore sono le voci scomposte, le voci degli ultimi. Ultimamente è uscito anche su youtube il videoclip del singolo “Facimm’ Ammuina”, poi uscirà anche su Rai 2, Rai News. In questo video c’è la partecipazione speciale di Edoardo Bennato e Mimmo Cavallo. Il disco è composto da 14 brani basati su un’ ideologia ben precisa. In questo disco c’è “canto”, non il “bel canto”, non è il formato canzone classico, ma un formato molto particolare, come ad esempio un’opera che si intitola “Bolero Romano”, che dura sette minuti, caratterizzato da un arrangiamento di archi; quindi si va oltre quella che è la mia particolarità di percussionista ritmico, dando spazio ad un percorso maturato come compositore. In questo disco io voglio parlare con la società, che non ascolta.

Nel videoclip del singolo “Facimm’ Ammuina”, vediamo un’ ambientazione molto particolare, dicci come è nata questa idea?

Inizialmente la sceneggiatura era diversa, c’ero io che giravo a parlare con la gente, poi con il regista Fabio Gargano, abbiamo voluto creare un’ atmosfera surreale, e ci siamo voluti riallacciare alla famosa canzone “Il Rock Di Capitano Uncino” di Bennato, quindi l’abbiamo ambientato in questo veliero, rendendo questa storia tra il contemporaneo e il fantastico. In questo galeone abbiamo messo la società ed io sono il disturbatore, che alla fine viene buttato a mare perché esprime l’amarezza della realtà, mettendo in luce paure e ansie quotidiane. Io parlo, ma la gente del veliero che mi circonda non mi ascolta, perché è presa dal lavoro o è in festa. Questo videoclip ha richiesto un anno di lavoro, ed è stato girato all’ Edenlandia, anche grazie alla disponibilità dei proprietari, con la casa di produzione “Figli del Bronx”, che ha avuto molti successi anche a Venezia.

In quali progetti sei impegnato adesso?

Adesso parte il mio tour e la promozione del mio video. Sarò a Roma al Teatro dell’ Orologio, poi a RAI News 24, RAI 2 e RAI 3. Attualmente sono impegnato insieme alla squadra della casa discografica Interbeat – Egea, molto coraggiosa, con la quale cerchiamo di portare avanti i nostri progetti con non pochi sacrifici.

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