Uno sguardo su Cuba all’Instituto Cervantes di Napoli con la fotografa francese Jeanne Fredac

Appuntamento lunedì 13 marzo, ore 17, presso l’Auditorium di via Nazario Sauro

In occasione della mostra fotografica di Jeanne Fredac, “Cuba. Rovine contemporanee” – esposta nelle sale dell’Instituto Cervantes di Napoli fino al prossimo 24 marzo – l’ispanista Paola Laura Gorla e la professoressa di estetica Elena Tavani, discuteranno delle opere dell’artista francese e della realtà socio-culturale cubana. All’incontro, in programma lunedì 13 marzo alle ore 17 all’auditorium dell’Instituto Cervantes, parteciperà anche Jeanne Fredac.

La fotografia è il luogo di un incontro. In quello spazio, delimitato da una cornice o circoscritto dall’inquadratura, si ritrovano lo sguardo del fotografo assieme all’oggetto fotografato. Noi, il pubblico, siamo invitati ad entrare in quello spazio, dentro a quella piazza, e ad osservare il breve dialogo che si instaura tra i due. Lo sguardo del fotografo, sempre curioso, sa scegliere quell’oggetto tra i tanti per raccontarci una storia, per descriverci un mondo. Ma l’occhio del fotografo, quando sceglie su cosa posarsi, porta sempre in sé paure, desideri, sogni, visioni, pensieri che entrano a far parte integrante della fotografia. È un incontro, un dialogo.

Jeanne Fredac, nata in Germania ma cittadina deterritorializzata e vagabonda, come ama definirsi, ci offre in questa mostra il suo incontro con Cuba. L’occhio della fotografa si posa sugli oggetti più disparati di una Cuba urbana, sugli spazi abitati da un popolo che ha vissuto gloria e decadenze. La galleria che Jeanne Fredac ci propone, traccia un atlante della memoria urbana. La figura umana è assente, ma lo sguardo della Fredac ne ripercorre le tracce attraverso la recente storia di Cuba, e si posa, curioso, su oggetti e manufatti che, nel loro insieme, compongono l’archeologia di un popolo. Oggetti desueti (una ventola, un piatto, una vecchia Pontiac, una scritta o un’insegna, l’inferriata di un balcone, un carretto o un sacco di iuta pieno di riso) prendono vita, in queste fotografie, per raccontarci la storia di un popolo, provato ma vivo.

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