Made in Castel Volturno. Donne e uomini vestono la legalità

Da terra di frontiera  ed humus per la mafia, Castel Volturno diviene esempio di legalità. Il laboratorio di sartoria sociale nasce da una duplice idea: riscattare la persona, che per un motivo o per un altro ha scelto percorsi dannosi per sé e per gli altri o che comunque versa in situazioni di disagio socio-economico, ma è anche il riscatto del territorio stesso.

La Cooperativa nasce da un gruppo di volontari della “Jerry Essan Masslo” (link) che opera nella Casa di Alice, una villetta confiscata alla camorra.

Dunque, una risposta concreta e valida ai bisogni di una terra difficile quale Castel Volturno. Creatività ed integrazione, il binomio vincente che ha creato l’alternativa, rispondendo in maniera concreta e valida ai bisogni emergenti.

Tre iniziative in Sicilia, Campania e Piemonte finanziate da Unicredit Leasing. Iniziativa con Libera e Unicredit Foundation. Nel mese di febbraio, ultimo scorso, tre assegni di 60 mila euro ciascuno destinati a finanziare progetti che prevedono l’utilizzo di beni confiscati alle mafie, sono stati consegnati a Milano, grazie all’iniziativa voluta e sostenuta da UniCredit Leasing (che ha messo a disposizione 200 mila euro) che ha anche chiamato i propri dipendenti a votare il progetto ritenuto migliore, tra i tre selezionati in collaborazione con Libera e UniCredit Foundation,  sui temi della filantropia e del terzo settore, cioè in quegli ambiti che si collocano tra lo Stato e il Mercato, ma che non sono riconducibili né all’uno, né all’altro: Volontariato ed Associazioni no-profit, per intenderci.

“Il progetto “Vestiamo la libertà”, ideato in Campania dall’Associazione di volontariato Jerry Essan Masslo, in collaborazione con la Cooperativa sociale Altri Orizzonti, è risultato il più votato dai dipendenti di UniCredit Leasing ed è stato quindi destinatario di un contributo aggiuntivo di 20 mila euro”.

Gli altri due progetti premiati riguardavano beni confiscati alla mafia a Naro, in provincia di Agrigento, e a Moncalvo, in provincia di Asti.

Il progetto “Vestiamo la libertà”, dopo la ristrutturazione dei locali che ospitano il laboratorio a Castel Volturno, ha acquistato ulteriori macchinari industriali, disegnato la linea di abbigliamento e individuato delle beneficiarie con precedenti di sfruttamento sessuale già inserite in percorsi di recupero.

Le donne impegnate nei lavori di produzione frequentano anche un corso di lingua italiana e una specifica formazione sull’utilizzo dei macchinari per la lavorazione sartoriale. La Cooperativa, attraverso seminari di formazione, affronta anche tematiche quali la gestione d’impresa e l’economia sociale e promuove i prodotti attraverso eventi e sfilate; inoltre, è stata  creata una rete commerciale con il Burkina Faso (a partire dall’acquisto dei tessuti), nazione con cui esisteva già un rapporto di collaborazione.

NapoliTime ha incontrato i soci fondatori.

“Il nostro laboratorio è  un luogo  in cui l’eterogeneità è il punto di forza, la  spinta per comporre ed erigere un paese che diventi modello di integrazione e legalità e doni esempi di rispetto delle diversità, dimostrando che il dialogo  tra le differenti culture, non solo è possibile, ma produttivo. La nostra mission è l’integrazione sociale, la lotta per l’uguaglianza dei popoli e lo sviluppo professionale,. Ma, soprattutto, lotta alla camorra”.

E noi vi auguriamo lunga a vita.

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