#VentiRighe – Caso Minzolini e non solo, come la casta difende la casta

Giro, giro tondo… quant’è brutto il mondo

Bell’Italia? Forse in sogno, forse nel senso di illusione dei pochi utopisti che ancora credono alla favola “è vero, corruzione e altri mali dilagano, ma la patologia non ha l’estensione della pandemia e il Paese degli onesti e dei puri è maggioranza, se si vuole silenziosa, ma ampia e solida. Boh! Oltre, nel pianeta dei corrotti la popolazione cresce a vista, il mondo allarga a dismisura la forbice ricchezza-povertà, guerre che uccidono milioni di innocenti insanguinano numerose terre di più continenti, fame e malattie sterminano intere popolazioni, arricchiscono fabbricanti e trafficanti di armi. Il Paese che domina il mondo occidentale (e non solo) è nelle mani di un farneticante razzista guerrafondaio, in Europa cresce la tendenza populista a minare le fondamenta della democrazia, la Terra  rischia catastrofi apocalittiche per deficit di coscienza ambientalista e la marginalità sociale non ha confini.

Sono macro questioni irrisolte per cinica volontà dei padroni del mondo e fanno apparire poca cosa le vicende interne al Bel Paese, ma con quelle si confronta ogni giorno la qualità della vita della collettività e specialmente delle generazioni del futuro. Alla Bella Italia, vista dall’osservatorio della quotidianità, non fa certo difetto la cronaca di corrotti e corruttori, ultimi episodi il malaffare dell’imprenditore napoletano Romeo e la post tangentopoli che coinvolge politici, imprenditori, docenti universitari, professionisti, nomi eccellenti arrestati su mandato della procura napoletana. Se si sposta l’attenzione oltre i confini napoletani, si propongono gli strascichi del caso Minzolini, condannato per peculato e graziato dall’accordo bilaterale Forza Italia-Pd.

Per esempio: Renzi, tuttora leader del Pd, all’indomani del voto scandaloso pro Minzolini segna con la matita blu il voto dei senatori dem. Il grave è nella motivazione: “Così si aiuta il Movimento 5 Stelle”. Renzi commette due errori politici. Non censura il sì al salvataggio di un condannato per quello che è, e si preoccupa solo di perdere consensi a vantaggio dei pentastellati. Indefinibile il “sì” della senatrice Capacchione, riconosciuta paladina della legalità.

In casa del “comico” genovese non va meglio, ma sembra che gaffe, bugie e gestione  dittatoriale del Movimento non scoraggino elettoralmente l’anima populista degli adepti. Neppure le menzogne del capo sulle ignominie del proprio blog che ha provato invano a disconoscere, smentito da chi ci opera per suo conto. Nell’enfasi mussoliniana che lo spinge e calpestare le ha regole del movimento ha disconosciuto il voto dei “cittadini” (pochi come sempre) che hanno designato Marika Cassimatis a candidata sindaca di Genova, con un atto di imperio prevaricatore, da regime.

Non una parola sulla “dimenticanza” di Virginia Raggi, cliente a sbafo di un ristorante dove ha cenato in compagnia, senza pagare il conto. Il malumore anti-comico finisce per coinvolgere i suoi luogotenenti, il politicamente e culturalmente disattrezzato Di Maio, l’alter ego Di Battista, giovani rampanti che hanno scoperto il bello di un mestiere redditizio, alternativo alla fatica di farsi strada nella vita con un  “lavoro normale”.

Qualche rigo lo merita anche tale Elia Miani, assessore di Cividale, ex numero due del Carroccio per il Friuli Venezia Giulia, già noto per un’iniziativa di respingimento di migranti che chiedevano di essere accolti in una struttura non utilizzata del Comune. Lo stesso Miani, evidentemente “double face”, incassa un’interessante retribuzione, pagata dalla regione per insegnare  un lavoro ai pakistani. Tanto per dire della coerenza. Sullo sfondo il “Non ti vogliano” di Napoli a Salvini a sua volta smemorato per opportunismo e dimentico degli insulti volgarmente razzisti rivolti ai napoletani nel tempo.

A cena con Virginia

Una clip umoristica racconta di una coppia che si abboffa al ristorante e al momento del conto si unisce ad altri in un ballo caraibico, nella sala attigua. Danzando, danzando, i due sbafatori guadagnano la porta d’ingresso del locale e se la danno a gambe. Per carità niente di simile nel riferire di una cena di Virginia Raggi con accompagnatore/trice, finita con il conto inevaso. La sindaca di Roma ha salutato e via. Mangiata a sbafo. Virginia invocherà certamente la distrazione e il gossip potrebbe accertare chi per quella cena era il compagno e/o compagna, così interessante da farle dimenticare di pagare la “cuenta”, “the bilt”, insomma il conto. E se invece avesse pensato che la fascia tricolore prevede di mangiare gratis?

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