Ombre sulla vittoria: Empoli 2, Napoli 3

C’è poco da esultare

I tre punti sono sicuramente preziosi per l’ipotesi di accesso senza preliminari alla prossima edizione della Champions League, obiettivo ambizioso di Sarri, ma conquistati così valgono meno e pongono interrogativi inquietanti sulla dimensione di big team del Napoli. La partenza sprint di Martusciello sorprende Sarri e le sue urla da bordo campo sono ampiamente giustificate. Dura poco la furia agonistica di toscani, ma quanto basta a capire che contro un’avversaria con più fiato e gambe, impostata con pressing alto e aggressivo, Hamsik e i suoi vivono fasi di disagio e di annebbiamento dell’abituale lucidità.

L’Empoli si acquieta e gli azzurri trovano il bandolo della matassa che in due parole è il fantastico binomio Insigne-Mertens, con rifiniture sagaci di Hamsik. Dopo sette minuti di spavalderia l’Empoli, terzultimo in classifica e maglia nera per numero di gol all’attivo, regala a Mertens, sgambettato in area, la chance per esibire il bottino del trentesimo gol in stagione. Il tiro dal dischetto è un aborto incomprensibile. Para Skorupski. Insigne, folletto ormai noto come l’“anima del Napoli”, al minuto diciannove, dopo un caotico batti e ribatti difesa-attacco, con precisione chirurgica trova lo spiraglio nella selva di gambe e manda il pallone in rete nell’angolo alla sinistra di Skoruppski. Uno a zero.

Tre minuti dopo il genio di Mertens riscatta il rigore fallito: subisce fallo e batte la punizione da distanza ragguardevole. Ventesimo gol del belga. La fiondata è potente, la traiettoria a rientrare perfetta, due e zero. L’Empoli perde intraprendenza e baldanza, il tridente azzurro conferma la dimensione di macchina da gol. Un lancio perfetto per Callejon, è il trentasettesimo, è contrastato malamente da Croce con uno strattone da rigore. L’esecuzione di Insigne è perfetta, tre a zero.

I gol segnati dal Napoli diventano sessantotto e nessun altro in Italia meglio di così. Chi non si lascia suggestionare dal tre a zero teme la corrente alterna degli azzurri, indotti da superbia calcistica a pericolosi cali di concentrazione. All’Empoli non par vero.

Nella ripresa ritrova energie e determinazione, aggressività a tutto campo e i risultati ripagano il ritorno alla grinta, non meno a trame di gioco d’attacco ficcanti, non a caso costruite dall’allievo eccellente di Sarri. Il tecnico del Napoli, tornato nello stadio vissuto per anni, arri e i cambi. Al minuto diciassette Diawara per Jorginho e passi, anche se considerato il nuovo passo dell’Empoli, classe e forza fisica di Zielinski avrebbero offerto un buon contributo al contenimento di Thiam e compagni. Martusciello risponde con il mitico Maccarone per Pucciarelli e Mauri per Diousse, De Marco per Croce. Minuto venticinque: El Kaddouri, un anno fa in azzurro, buca la barriera dei napoletani schierati per ostacolare un calcio di punizione da 25 a metri e per Reina non c’è che da raccogliere il pallone alle spalle. Tre a uno.

L’Empoli insiste e la metamorfosi punisce la supponenza del Napoli, sicuro di amministrare senza problemi il tre a zero del primo tempo. Sarri si sgola senza ottenere granché e conferma il detto “errare è umano, perseverare diabolico”. Nel bel mezzo di una fase di sofferenza del Napoli scompagina la squadra. Fuori Insigne per Giaccherini al minuto trentadue e, peggio, Milik per Mertens quando mancano solo sette minuti al quarantesimo. Impossibile non capire che nelle fasi convulse di un fine partita così pieno di tensioni, chi entra in campo non ha il tempo per ambientarsi.

Martusciello sprona i suoi e al minuto trentasette esulta per fallo di Ghoulam, scelta da dilettante, su Hrunic. Rigore, Maccarone non perdona, tre a due. Fino alla fine Empoli d’assalto e un Napoli intimorito dalla baldanza dei toscani, Per fortuna degli azzurri, il completamento della rimonta non si conclude, ma le perplessità rimangono: l’approssimativa gestione del tre a zero non è da grandissima squadra.

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