Casa popolare a Scampia assegnata alla famiglia di un camorrista, De Vincenti: “Legge fa a pugni con buon senso”

Il ministro per il Mezzogiorno e la Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, commenta la vicenda di una casa popolare assegnata alla famiglia di un camorrista. De Luca: “Quando si assegnano le case vanno verificati i carichi pendenti”. Ma a permettere l’assegnazione sarebbe stata proprio una legge regionale

Napoli, 25 marzo – “Credo che il parere dell’Avvocatura comunale che ha consentito l’assegnazione delle case ai camorristi sia molto formalistico. L’interpretazione della norma fa a pugni col buon senso: chi si è macchiato di crimini non può passare avanti agli altri. Il Comune trovi il modo per allinearsi col buon senso”. Lo ha affermato il ministro per il Mezzogiorno e la Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, commentando la vicenda di una casa popolare a Scampia assegnata alla famiglia di un camorrista (vai all’articolo). Duro anche il commento del presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca. “Quando si assegnano le case, i Comuni hanno l’obbligo di verificare chi siano gli assegnatari chiedendo i carichi pendenti”, ha affermato il governatore.

Ma a permettere l’assegnazione della casa in questione sarebbe stata proprio una legge della Regione Campania. Almeno stando alle parole di Assunta Malinconico, che all’epoca delle assegnazioni delle case popolari di Scampia curava come dirigente comunale il servizio Politiche per la Casa e firmò il diniego di assegnazioni alle famiglie con reati di associazione di tipo camorristico. Diniego su cui è stato espresso un parere negativo dall’Avvocatura comunale. “La legge regionale 18/97 – spiega al quotidiano Il Mattino la Malinconico – non vieta di assegnare le case ai congiunti di chi ha reati associativi. Se così fosse, dovremmo sgomberare tutti gli assegnatari che abitano nelle case popolari che hanno delle sentenze definitive di condanna per associazione a delinquere o di stampo camorristico. E probabilmente, se si facessero delle verifiche, ne uscirebbero tanti. La norma oggi intende la casa alla stessa stregua dell’assistenza sanitaria o della scuola. Non si possono togliere questi diritti, anche a un camorrista”.

Quanto ai motivi di decadenza, spiega l’ex dirigente (oggi funzionario al Patrimonio, ndr), “la legge del 97 la prevede solo in caso di morosità, se si è abbandonato l’alloggio, o se lo si è utilizzato per atti illeciti. Se, per esempio, ci comunicano che in quella casa è stato ricavato un covo di vendita di droga o è usata per attività clandestine. Ma se invece l’assegnatario o un familiare, fuori dalla casa, commette dei reati, purtroppo, se non cambia la legge regionale, non decade”.

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