Pignoramento dei conti, de Magistris: “Abbiamo buttato il sangue. Ora basta”

Il sindaco in un post su Facebook: “Abbiamo un avanzo libero di 500 milioni, ma non vogliono però farceli spendere”. E annuncia “noi li spenderemo”, anche se con le sue parole rischia di essere tacciato, come sempre, di populismo

Napoli, 27 marzo – “Abbiamo deciso di istituire una commissione d’inchiesta sui debiti dal 1981 ad oggi. Una volta individuati ed accertati cancelleremo giuridicamente i debiti ingiusti che danneggiano il popolo napoletano. Non li pagheremo. Al massimo li pagheranno i responsabili di questo delitto contro il popolo napoletano”. Così il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in un post su Facebook nel quale esterna il suo pensiero relativo ai problemi di bilancio e ai futuri investimenti da realizzare.

“Il bilancio nella nostra Città Metropolitana – spiega de Magistris – è stato approvato a gennaio. Abbiamo un avanzo libero di 500 milioni grazie al lavoro duro e coraggioso che abbiamo fatto in questi due anni. Il Governo e il Parlamento non vogliono però farceli spendere. Ce li tengono bloccati. Noi – sottolinea – li spenderemo comunque, con un piano triennale di provvedimenti rivoluzionari che mettano al centro la Costituzione: edilizia scolastica, ambiente, infrastrutture e strade. Ossia le funzioni di competenza della Città Metropolitana”.

Roma, Milano e Torino (PD e 5 stelle) pare che non riescano a chiudere i bilanci delle Città Metropolitane”, prosegue de Magistris per il quale “è nell’aria per loro nuova legge speciale”, anche perché “se non arrivano i soldi del governo, Milano, ad esempio, interrompe parte del trasporto pubblico”. “Magari qualcuno penserà di scipparci i soldi che noi abbiamo individuato con onestà e virtuosità – aggiunge –. Vi ricordate Renzi che disse mesi fa che erano finiti i tagli ai Comuni? Falso. Altri 15 milioni l’ultimo taglio che hanno prodotto. Ed ancora vincoli rigidi che non si attenuano che ci impongono tassazioni al massimo. Noi da soli abbiamo dovuto lottare. Abbiamo buttato il sangue. Allora noi siamo, a differenza di altri, solidali con le altre città quando sono in difficoltà, ma non si possono più accettare discriminazioni ed ingiustizie”.

“Ci vuole un piano di sostegno per le città, tutte le città, oppure saltano gli equilibri istituzionali e democratici”, ha concluso il sindaco dopo aver ricordato che il Comune di Napoli da mesi ha “i conti pignorati per commissariamento post-terremoto” e ancora si pagano tasse altissime “per il commissariamento rifiuti. Per non parlare dei debiti per commissariamento sanità e trasporti. Debiti frutto una politica scellerata dei governanti del recente passato”.

Con il post pubblicato quest’oggi de Magistris rischia di essere tacciato, come sempre, di populismo. Ma è populismo quello del sindaco? Non si direbbe, visto che tutti gli indizi sembrano indicare che, nonostante cambino i governi, si continua nella politica di a chi figli e a chi figliastri. È così sui fondi per la manutenzione stradale, dove i soldi non sono stabiliti in base ai km di strada, come sarebbe ovvio, ma in base agli occupati della Regione. I fondi della sanità, invece, sono ripartiti tenendo conto del criterio anagrafico. Da quest’anno si tiene anche conto della diversità della popolazione, tanto che nel riparto del Fondo sanitario nazionale 2017 si è pensato bene di introdurre l’indice di deprivazione sociale, salvo poi scoprire che è stato aumentato il peso del fattore anzianità: vero e proprio trucco per non cambiare lo stato attuale delle cose, così chi è in difficoltà continuerà ad esserlo.

Quale populismo quindi? Il populismo spesso è un’invenzione, come sostiene Michel Houellebecq, scrittore francese che vorrebbe Oltralpe la democrazia diretta e per il quale il termine populista “è un vero e proprio insulto”. Come ha spiegato Houellebecq in una recente intervista al Corriere della Sera, “la parola populismo è stata inventata, o meglio recuperata, perché non era più possibile accusare di fascismo certi partiti, sarebbe stato troppo falso. Allora è stato trovato un nuovo insulto, populista”.

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